La sindrome da LTP, ossia “lipid transfer protein”, è la più frequente allergia verso determinati frutti nei paesi del Mediterraneo, anche se il numero dei casi sta crescendo in diverse parti del mondo come Cina, Australia ed Europa centrale.

Ne hanno parlato i ricercatori dell’Ambulatorio di Allergologia della Clinica San Carlo di Paderno Dugnano, in un lavoro pubblicato sulla rivista Clinical Expert Allergy, nel gennaio 2018.

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Ha cause ancora indefinite, ma è stato dimostrato che la proteina LTP è la principale causa di orticaria da contatto della pesca; in oltre il 60% dei pazienti può essere l’unico frutto che provoca ipersensibilità ad LTP.

Gli ultimi dati dimostrano che la peluria della pesca, contenente grandi quantità di LTP, causa rilascio di istamina; il contatto con la pelle è la via principale che porta alla sensibilizzazione alla proteina.

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I pazienti ipersensibili all’LTP iniziano con la pesca, ma in seguito possono sensibilizzarsi ad altri frutti, semi oleosi e ortaggi.

Le reazioni avverse si esprimono con sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea) con o senza effetti sistemici come orticaria/angioedema o anafilassi.

Proteine lipid transfer protein (LTP)

Sono localizzate negli strati superficiali dei frutti, ma in alcuni si presentano in maggiori quantità nei semi, ingeriti insieme alla polpa.

Resistono sia alla digestione da parte della pepsina (enzima del succo gastrico che degrada le proteine) che al calore e sono capaci di raggiungere il tratto intestinale in forma non modificata, pronte a indurre reazioni sistemiche.

E’ stato osservato che la proteina LTP (Pru p3) della pesca attraversa l’epitelio intestinale più velocemente rispetto ad altre LTP meno allergeniche, provocando un’attivazione di linfociti tipo Th2, tipica delle reazioni allergiche.

La pesca, dunque, viene considerata come la causa più probabile di sensibilizzazione all’LTP, poichè contiene la maggior parte degli epitopi (determinanti antigenici) di LTP.

Dopo la pesca, altri frutti (albicocca, prugna, ciliegia, mela, pera, uva, melone, kiwi, castagna), semi oleosi (noci, arachidi, nocciole) e legumi (lenticchie, fagioli, soia) possono dare sintomi avversi.

alimenti come cereali (granturco, riso, orzo, spelte) e ortaggi (pomodoro, finocchio, cipolla, sedano, broccoli, cavoli, asparagi), invece, possono dare reazioni allergiche solo nei pazienti che hanno alti livelli di IgE provocati dalle Pru p3 (LTP della pesca).

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Osservazioni cliniche

La sindrome di allergia orale (prurito e formicolio di labbra, mucosa orale e lingua), immediatamente dopo l’ingestione degli alimenti, è l’espressione clinica più frequente dell’ipersensibilità da LTP.

La sensibilizzazione agli allergeni differisce in molte zone nel mondo, a causa della diversa esposizione al polline ambientale.

Rispetto alle LTP delle arachidi, ad esempio, i pazienti non reagiscono allo stesso modo: in Spagna è sensibilizzato il 60%, negli Stati Uniti il 7.7%, in Svezia il 14%.

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Uno degli aspetti più intriganti nella ipersensibilità all’LTP è risultata la variabilità estrema della sua espressione clinica: la sensibilizzazione può variare dalla reazione nulla allo shock anafilattico; molti pazienti, ad esempio, rimangono senza sintomi a dispetto della forte sensibilizzazione all’LTP.

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