Sapevate che passiamo un terzo della nostra vita a dormire o, almeno, a cercare di farlo? Il sonno, infatti, è un comportamento essenziale alla sopravvivenza della specie umana. Un’affermazione come questa trova riscontro nell'esistenza di alcuni mammiferi per cui sarebbe meglio non dormire affatto, vista la pericolosità dell'ambiente in cui si trovano. Inoltre, a suggerire la vitalità di un comportamento come il sonno è il notevole peso che la sonnolenza ha su di noi, quando ci ritroviamo a passare una notte intera svegli. Siamo soliti pensare, allora, che per recuperare il sonno perso basti svegliarsi tardi durante il fine settimana o dormire durante il giorno, ricorrendo alla cosiddetta “pennichella”.

A smentire questa credenza è stato Matthew Walker, autore del libro ''Why we sleep?'' e professore di neuroscienze e psicologia alla University of California Berkeley.

Perché non recuperiamo il sonno perso

Matthew Walker definisce il sonno come (tutto o niente), riferendosi all'impossibilità dell'individuo di ''ripagare'' il debito di ore perse. Per confermare quanto detto basta guardare i risultati degli esperimenti sulla deprivazione di sonno: l’individuo certamente dormirà di più nelle prime tre o quattro notti successive a quella in cui è stato sottoposto al test, ma non recupererà mai quelle otto ore perse. Un episodio suggestivo è certamente quello di Randy Gardner che riuscì a rimanere sveglio per ben undici giorni.

Dopo questo avvenimento dormì per più quattordici ore filate, risvegliandosi riposato; nelle due notti successive, poi, dormì per circa dieci ore. È evidente, però, che in questo modo Randy Gardner non sia riuscito a recuperare le 264 ore di sonno perso. Dormire di più, quindi, non basta.

Perché questo? Se nel corpo esistono cellule in grado di accumulare energia da usare in caso di necessità, perché non ne esiste una in grado di immagazzinare il sonno?

Matthew Walker ritiene che la risposta si trovi nella storia dell'evoluzione dell'uomo. Nel corso dell'esistenza della specie umana, infatti, l’individuo si è trovato a fronteggiare periodi in cui il cibo abbondava e periodi in cui, invece, questo scarseggiava. L’organismo, allora, per sopravvivere a questi ultimi ha creato il sistema delle cellule adipose, che permette di immagazzinare energia e di usarla nel momento del bisogno.

Altrettanto non è accaduto per il sonno, perché l’uomo è il solo in natura che si privi volontariamente del dormire. I motivi di questa privazione possono trovarsi nelle esigenze di vita quotidiana, che possono riguardare il lavoro, lo svago o altro ancora. Per questo motivo l’organismo non si è mai posto il problema di trovare un rimedio per le ore di sonno perso.

L'importanza del sonno

Sono in molti a credere che noi dormiamo essenzialmente per far riposare il corpo stanco. Questa ragione non è sbagliata, ma non è nemmeno quella principale. Il ruolo fondamentale del sonno, infatti, è quello di permettere al cervello di riposarsi. A tale conclusione si è arrivati sempre grazie agli esperimenti sulla deprivazione del sonno.

Passare una notte in bianco non influenzava enormemente le capacità fisiche, mentre comprometteva le abilità cognitive: era possibile riscontrare in questi individui bassa concentrazione e, in alcuni casi, anche episodi di allucinazioni.

Un ulteriore aspetto importante in cui è coinvolto il sonno è quello dell'apprendimento. Esistono due tipi di memoria a lungo termine: una dichiarativa e una procedurale. La prima riguarda fatti ed eventi che abbiamo appreso e di cui possiamo parlare; la seconda riguarda ''il saper fare'', ovvero tutte le abilità che abbiamo imparato e che non sappiamo spiegare a parole. E anche il sonno si differenzia: esistono ben quattro stadi e la fase REM. È proprio il quarto stadio, chiamato anche sonno a onde lente, ad aiutare la memoria dichiarativa a consolidarsi, mentre il sonno REM aiuterebbe a consolidare la memoria procedurale.

Infine, ma per questo non meno importante, bisogna aggiungere che una deprivazione di sonno cronica può causare problemi di salute, quali obesità , diabete e malattie cardiovascolari. Allora, nei casi in cui è possibile, bisognerebbe cercare di condurre una vita regolare, dove la quantità ottimale di sonno sia rispettata. Il tanto amato riposino pomeridiano, infatti, non ti restituirà le ore perse.