Ogni anno, nel mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la malaria [VIDEO]colpisce circa 200 milioni di persone e causa la morte di centinaia di migliaia di esse. Questo, perlopiù, nei Paesi poveri e con minor disponibilità di attrezzature mediche adeguate alla cura delle patologie.

Un Killer Silenzioso

Africa centrale, America latina e il subcontinente indiano sono alcune tra le zone più a rischio, anche se sono riscontrati anche casi isolati in quasi ogni parte del globo. La malattia della malaria non è causata da un batterio, come potremmo immaginare, bensì da un protista: il plasmodium. I principali vettori della malattia sono 2 specie di zanzare: l'Anopheles latens e l'Anopheles hackeri.

È proprio grazie a questi ditteri (ovvero la famiglia delle zanzare) che la malaria è una patologia da Guinness World Record: infatti essa è la più importante parassitosi (= malattia causata da parassiti) e la seconda malattia infettiva al mondo per mortalità, mentre la medaglia d’oro va alla tubercolosi.

Non esiste un singolo tipo di malaria, questo perché esistono 4 tipi diversi di Plasmodium: P. falciparum, P. malarie, P. vivax, P. ovale. La malaria causata da P. falciparum è la più pericolosa perché, a differenza delle altre tre che attaccano i globuli rossi più giovani (P. vivax e ovale) o più vecchi (P. malarie), colpisce ogni eritrocita presente in maniera non selettiva. La malaria agisce provocando una sindrome da disfunzione multi-organo o una progressiva emolisi intravascolare, ossia la distruzione dei globuli rossi all’interno dei vasi sanguigni proprio ad opera del plasmodio e, in entrambi i casi si può avere la morte del soggetto infetto.

Saper leggere le cellule

Una ricerca del Politecnico di Zurigo ha portato ad interessanti dati: mediante i gas-cromatografi è possibile riconoscere le molecole che la pelle umana libera prima che la malattia si manifesti. Infatti, nei soggetti infetti si rileva la variazione della concentrazione di molte sostanze chimiche, come gli ormoni. Lo studio è stato condotto in Kenya su gruppi di persone affette da malaria in cui i sintomi non erano ancora insorti ed i risultati sono stati proprio quelli aspettati: la concentrazione delle sostanze della pelle [VIDEO]era diverso: nel caso di soggetti non affetti dalla malattia i valori di concentrazione rilevati erano nella norma, ma per i soggetti malati si registrava un aumento della concentrazione delle stesse sostanze. Grazie a tale studio si pensa che sarà possibile, in un futuro non troppo lontano, ridurre drasticamente la diffusione della malattia. Tutto ciò è stato possibile grazie al lavoro di moltissimi biologi e biotecnologi che, negli anni, sono riusciti a completare la mappatura genica del Plasmodium.