È pratica assai comune credere che per curare il raffreddore si debbano “prendere gli antibiotici. E invece, secondo quanto emerso da un recente studio, ci sarebbe una molecola in grado di vincere questo comune problema.
Antibiotici e antivirali: mezzi di difesa specifici
Il comune raffreddore non è causato da un batterio, bensì da dei virus: per essere più esatti, dai rhinovirus nel periodo primaverile, e dai coronavirus, nel periodo invernale. Pertanto, l’impiego di antibiotici non risulta efficace contro il trattamento della malattia. Trattandosi appunto di virus si dovrebbero impiegare degli antivirali, che però non sono ancora stati sviluppati.
Certo, il raffreddore è senza ombra di dubbio una noia, ma per quanto fastidioso, sarebbe meglio evitare l’assunzione di antibiotici quando non se ne ha una reale necessità, questo perché si favorisce la farmaco-resistenza dei batteri che, in parole povere, si evolvono diventando così immuni ai vecchi antibiotici. È proprio per questo che la penicillina di Alexander Fleming, isolata dai funghi del genere penicillium, ad oggi non hanno più alcun effetto se non sulle più comuni specie di batteri (stafilococchi, streptococchi e spirochete). Ciò accade perché a causa dell’usi intensivo di tale farmaco dagli anni 30 ad oggi ha portato molti batteri ad evolversi, divenendo capaci di produrre l’enzima β-lattamasi, il quale inibisce la funzione della penicillina mediante una reazione di idrolizzazione: dapprima si ha una acilazione del gruppo ammide della penicillina, in seguito avviene una decarbossilazione, che porta all’eliminazione di una molecola di CO2.
Una scoperta molto interessante
Ma allora non è possibile proprio fare niente contro di loro? È notizia di poche ore fa la scoperta di una molecola capace di contrastare i tanto odiati agenti eziologici, il suo nome è imp-1088. Questa sostanza non bersaglia il virus in sé, bensì le proteine utili allo stesso. Inoltre è attiva non soltanto contro i virus del raffreddore, ma anche nei confronti dei 'cugini' del nostro amichetto stagionale, come il virus della poliomielite. Ma come agisce imp-1088? Il potente mezzo è un doppio inibitore picomolare che agisce bloccando le due N-miristoril-transferasi umane. NMT1 e NMT2. Queste proteine svolgono un ruolo fondamentale per i virus poiché vengono impiegate dagli stessi per creare il capside, ossia quella parte della struttura dove è conservato il materiale genetico, generalmente RNA per rhinovirus e coronavirus.
La scoperta è ancora in fase di studio, ma davanti a noi si aprirebbero prospettive a dir poco interessanti.