Che il tipo di popolazione batterica che alberga il nostro intestino giochi un ruolo da protagonista nel determinare il nostro benessere o favorire una serie di patologie, questo viene dato per acquisito. I ricercatori dell'Università del Colorado hanno osservato che il microbiota intestinale può variare in base ai comportamenti sessuali, almeno nella popolazione maschile presa in esame. Inoltre, nei maschi omosessuali il microbiota rende questi soggetti più vulnerabili al contagio dal virus Hiv.

Una conferma arriva anche da un secondo studio che va ad analizzare il ruolo dei neutrofili, sempre nel tratto gastro-intestinale dei soggetti HIV positivi.

Il microbiota alterato attiva i linfociti T associati all’HIV

Uno studio condotto dai ricercatori dell'Anschutz Medical Campus dell'Università del Colorado, appena pubblicato su Plos Pathogens, primo autore Sam X. Li, ha messo in evidenza che esiste una relazione tra comportamenti sessuali e microbiota intestinale.

Secondo i dati del 2016, negli Stati Uniti oltre il 50% degli uomini con HIV/AIDS ha rapporti omosessuali. Poter controllare la diffusione di questa infezione è un aspetto importante di Salute pubblica. Ma per farlo, e quindi poter adottare delle strategie di prevenzione, è necessario conoscere tutti i meccanismi che favoriscono questa diffusione.

Era già noto che negli omosessuali maschi c’era una maggiore attivazione dei linfociti T, CD4+ e CD8+, rispetto a soggetti eterosessuali.

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Inoltre, un aumento delle cellule CD8+ è un indice di un quadro infiammatorio.

Su un campione di 18 eterosessuali e 19 omosessuali, tutti HIV negativi, oltre a 13 omosessuali HIV positivi come controllo, i ricercatori sono andati a controllare l’attivazione delle cellule T CD4 e CD8, il loro rapporto, i livelli plasmatici di una serie di citochine e l’espressione di TNF-α e IFN-γ. Dall'analisi di questi dati si osservava un profilo immunitario molto simile tra soggetti omosessuali HIV negativi e soggetti omosessuali HIV positivi.

Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno prelevato campioni di feci da 35 uomini in buone condizioni di salute (16 eterosessuali e 19 omosessuali) oltre ai campioni di 12 maschi omosessuali HIV-positivi, come controllo. Queste feci sono state inoculate in topi di laboratorio gnotobiotici, un campione per ogni topo, così come viene fatto nei pazienti in clinica, che si sottopongono ad un trapianto fecale.

Poi hanno analizzato le feci di questi topi, e quello che hanno osservato è che i topi che avevano ricevuto le feci degli uomini omosessuali (con HIV negativo) avevano una maggiore attivazione delle cellule T CD4+ e CD8+. Questa condizione, se trasferita agli umani, indicherebbe una maggiore vulnerabilità verso un attacco da virus dell’HIV.

Da precisare che i topi usati per questo studio, detti gnotobiotici, sono animali nati e cresciuti in condizione asettiche: nati con cesareo, respirano aria sterilizzata così come lo è l’acqua, gli alimenti e l’ambiente in cui vivono.

Questa è la prima volta che viene messo in evidenza questa relazione. Il fatto che il microbiota intestinale di uomini omosessuali differisca da quello di uomini eterosessuali potrebbe rappresentare la chiave di lettura del fatto che i primi siano a maggior rischio di contrarre una infezione da HIV.

Ancora il microbiota e la sopravvivenza dei neutrofili

Sempre questi giorni, un altro lavoro pubblicato sulla stessa rivista, da un altro gruppo di ricercatori americani, primo autore T. Hensley-McBain, riporta i risultati di uno studio sulla sopravvivenza dei neutrofili nella mucosa dell’intestino dei soggetti con HIV.

Questi ricercatori hanno osservato che la mucosa gastrointestinale dei soggetti con HIV è alterata e questo contribuisce allo sviluppo di patologie non infettive, ma che possono risultare deleterie, e che persistono alla terapia antiretrovirale.

Finora non si è ben compreso quali meccanismi favorissero un’alterazione della mucosa intestinale. Ma sappiamo che l’infezione da HIV induce un'attivazione immunitaria. Questo studio si è focalizzato sul ruolo dei neutrofili, un tipo di globuli bianchi preposti alla difesa dell'organismo contrastando gli agenti patogeni. Questi neutrofili, se fuori controllo, possono contribuire al danno tissutale a causa del rilascio di specie reattive dell'ossigeno e di altre molecole dannose.

Attraverso biopsie di tessuto del colon retto, e il sequenziamento dell’rRNA 16S, i ricercatori hanno monitorato la sopravvivenza dei neutrofili in questo distretto e il tipo di microbiota. Quello che è emerso è che nei soggetti con HIV i neutrofili hanno una maggiore sopravvivenza. Valutando la composizione dei vari batteri presenti, si è osservata una variazione della loro composizione; ad esempio si riducono i lattobacilli e aumentano i batteri del genere Prevotella. Questo squilibrio del microbiota intestinale porta ad una maggiore sopravvivenza dei neutrofili con le conseguenze che abbiamo accennato sopra. Un risultato che è allineato con le conclusioni del precedente studio.

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