I batteriofagi, o fagi, sono virus che infettano selettivamente i batteri. Uccidendoli. Con il dilagare del preoccupante fenomeno della resistenza batterica, si stanno cercando nuove soluzioni per il controllo delle infezioni. I fagi sono una di queste. Alla University of Pittsburgh, una ragazza di 15 anni affetta da una forma cronica di infezione da Pseudomonas aeruginosa e Mycobacterium abscessus, resistente alle terapie tradizionali, è stata guarita completamente grazie ad un cocktail composto da tre fagi.

Dopo otto anni, finalmente la guarigione

Negli Stati Uniti, una ragazza ha sofferto per otto anni di una grave forma di infezione da Pseudomonas aeruginosa e Mycobacterium abscessus. L’infezione aveva colpito i suoi polmoni procurandole una fibrosi cistica. L’epilogo è stato un trapianto di polmoni. Nonostante il trapianto, l’infezione ha continuato a diffondersi in quanto i ceppi batterici erano resistenti alle varie terapie antibiotiche disponibili.

Dopo l’intervento, i batteri hanno ripreso la loro diffusione con dei focolai che partivano proprio nel sito dell’incisione chirurgica. Si sono formati dei noduli e la diagnosi è stata ancora una volta infezione da Mycobacterium abscessus. All’Università di Pittsburgh, dove la ragazza è stata seguita, i sanitari hanno deciso di sottoporla ad una terapia fagica. Hanno identificato tre fagi attivi sul batterio, due di questi li hanno prima modificati (ingegnerizzati) in laboratorio, per potenziarne l’efficacia, quindi li hanno iniettati endovena, due volte al giorno.

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Salute

Dopo nove giorni di ospedalizzazione, la ragazza è tornata a casa dove ha continuato per un mese la terapia fagica. Per via sistemica ma anche localmente, a livello delle ferite chirurgiche.

Ora la ragazza è completamente guarita. Nessuna traccia del batterio nell'espettorato, nessuna traccia nel sangue. Lo sviluppo di micobatteri resistenti agli antibiotici è piuttosto frequente e c’è un elevato bisogno medico (medical need) di nuove soluzioni. I fagi potrebbero essere delle armi formidabili in questa lotta ma sono necessari ulteriori ricerche prima di arrivare a proporli su vasta scala.

Batteriofagi o fagi

A febbraio di quest’anno, per la prima volta la FDA ha approvato uno studio clinico per il trattamento endovenoso di fagi. Sono stati arruolati 10 pazienti che avevano dei dispositivi di assistenza cardiaca, affetti da una forma resistente di infezione da Staphylococcus aureus. Il fago sperimentale è AB-SA01.

Dei fagi se ne parla ormai da diversi anni, come possibile soluzione al fenomeno della resistenza agli antibiotici.

Tre anni fa ne abbiamo parlato anche su questo giornale.

Lo scorso anno a Firenze è stato organizzato un convegno mondiale per dibattere su questo tema.

Ora anche l’ONU, in un rapporto sulla Salute, lancia l’allarme sul fenomeno della resistenza antimicrobica. L'antibiotico resistenza è "una della più gravi minacce per la nostra specie". Se non si interverrà subito, ogni progresso compiuto dalla medicina nell'ultimo secolo (dalla scoperta delle penicillina; Alexander Fleming - 1928) potrebbe essere vanificato, ed entro il 2050 potremmo avere 10 milioni di morti da infezioni.

Casi finora controllati con una semplice terapia antibiotica.

I fagi sono dei virus in grado di infettare selettivamente i batteri, moltiplicandosi al loro interno fino a farli esplodere. Senza alcuna azione sulle cellule del nostro organismo, quindi senza effetti collaterali. Sembra il farmaco ideale ma, almeno in occidente, siamo parecchio indietro. Infatti, per decenni mentre noi abbiamo controllato efficacemente quasi tutte le infezioni batteriche con degli antibiotici altri Paesi, come la Georgia (ex Unione Sovietica), hanno usato i batteriofagi come antibatterici. Forse è arrivato il momento di recuperare questo gap se non vogliamo essere colti impreparati da questa nuova minaccia sanitaria.

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