A Firenze, nella splendida cornice dell’Auditorium di Santa Apollonia, il 17 e 18 maggio il Prof. Domenico Frezza, dell’Università Tor Vergata di Roma, in collaborazione con il Prof. Marvin Edeas, dell’INSERM di Parigi, hanno organizzato il “5th World Congress on Targeting Infectious Diseases: Targeting Phage and Antibiotic Resistance”. Un appuntamento che ha visto riuniti centinaia di ricercatori proveniente da tutte le parti, per presentare le loro ricerche e per confrontarsi su un tema: l’uso dei fagi come strumento efficace per combattere il fenomeno della resistenza agli antibiotici.
I lavori si sono conclusi con la consapevolezza che nei prossimi anni continueremo a sentir parlare di questi virus che mangiano i batteri.
I fagi, questi sconosciuti
Mentre tutti conoscono gli antibiotici, meno conosciuti, almeno ai non addetti, sono i batteriofagi o fagi. Eppure si stima che se la terra si è formata 4,5 miliardi di anni fa, i fagi sono presenti da già 3 miliardi di anni. Scoperti solo nel secolo scorso, grazie al medico batteriologio canadese, Félix Hubert d'Herelle, che nel 1917 li individuò chiamandoli batteriofagi ovvero “mangiatori di batteri”. Sono virus ubiquitari, presenti ovunque e servono ad equilibrare la presenza dei batteri. Agiscono solo sui batteri mentre non attaccano affatto le cellule del nostro organismo.
Solo nel nostro tratto intestinale si stima che ci siano circa 100mila i fagi.
La prima applicazione terapeutica dei fagi risale al 1919 mentre il primo lavoro scientifico pubblicato sui fagi risale al 1921. Nel decennio 1930-1940 Eli Lilly iniziò la produzione industriale dei fagi per combattere le infezioni da Stafilococchi e Streptococchi.
Da quegli anni Russia e Georgia hanno sempre usato i fagi per curare alcune infezioni e, ancora oggi, i fagi sono regolarmente commercializzati nelle farmacie.
Ma la scoperta della penicillina, nel 1929 ad opera dello scozzese Alexander Fleming, cambiò il destino dei fagi. Infatti la penicillina risultò più efficace, più potente e più facilmente gestibile dal punto di vista industriale.
Così durante il secondo conflitto bellico i soldati vennero curati con la penicillina mentre in Russia continuarono ad usare i fagi. Da allora sono stati sviluppati molte classe di antibiotici che trovano applicazione non solo in ambito terapeutico (in clinica) ma, soprattutto, negli allevamenti intensivi (a scopo profilattico).
Un secolo dopo l’umanità deve fare i conti con un nuovo problema, la resistenza di numerosi ceppi batterici a uno o più antibiotici. Un fenomeno che è all’attenzione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): se non verranno trovati nuovi antibiotici o nuove soluzioni, c’è il rischio di ritrovarsi in un nuovo medioevo della medicina. Con gente che rischierà di morire per una banale infezione.
In questo scenario, quindi, i fagi stanno recuperando attenzione proprio in virtù del fatto che agiscono con un meccanismo totalmente differente, e non sono sensibili al fenomeno dell’antibiotico-resistenza.
In sperimentazione clinica
Sia negli USA che in Israele sono iniziati degli studi clinici sui primi fagi selezionati e pronti per essere sviluppati a livello industriale. Dal 2006 la FDA ha approvato diversi fagi ma per impieghi come gli allevamenti di carne e di pesce o nella coltivazione di frutta e verdura. Lo stesso ha fatto il Canada e Israele.
Uno dei fagi attualmente in sperimentazione clinica è AB SA01 per il trattamento di infezioni da Stafilococchi, sviluppato da AmpliPhi Biosciences Corporation.
Nell’IBD (infiammazione dell’intestino) ma anche per altre indicazioni, la BiomX ha invece sviluppato il fago chiamato BX-002.
Se questi studi porteranno ai risultati attesi, nei prossimi anni i fagi affiancheranno le attuale terapie antibatteriche, con diverse aziende farmaceutiche pronte a fare importanti investimenti in questo settore.
Il virus del batterio
Ma come agiscono i fagi? Sono dei virus dei batteri, detti anche “batteriofagi” in quanto attaccano selettivamente i batteri inoculando al loro interno - come se fosse una siringa - il proprio DNA. Qui il fago si replica generando numerosi altri fagi e facendo esplodere il batterio ospite. In questo modo vengono liberati altri fagi che continueranno il ciclo fino a quanto tutti i batteri saranno distrutti.
Per questo, con i fagi non esiste un dosaggio perché questi si dosano autonomamente, nel senso che si replicano finché trovano batteri da infestare. I fagi possono essere somministrati per bocca ma anche per altre vie di somministrazione. Non sono tossici. Eventuali effetti collaterali sono transitori come la diarrea, probabilmente dovuta ad un’azione dei fagi sulla flora batterica intestinale.