Uno studio appena pubblicato su Journal of the American Geriatrics Society ha messo in evidenza che i pazienti che fanno ricorso a farmaci per la riduzione della frequenza (RLD) e / o farmaci antiaritmici (AAD), nei primi tre mesi hanno un maggior rischio di andare incontro a sincope correlate a cadute. In particolare, con i farmaci antiaritmici il rischio maggiore è stato osservato nelle prime due settimane.

La sincope che preoccupa gli anziani

Una delle principali preoccupazioni della popolazione anziana è il rischio di caduta. Normalmente associato a gravi lesioni con conseguenze individuali nonché familiari e sociali. Normalmente le cadute sono collegate a comorbilità e alle terapie farmacologiche. Un’alterazione della frequenza cardiaca così come un’aritmia può causare una ipoperfusione cerebrale che genera una sincope che porta ad un disorientamento temporaneo di un anziano e alla perdita dell’equilibrio.

Lo stesso possono fare i farmaci antipertensivi. Data anche la fragilità di questi soggetti, una caduta può portare a conseguenza anche piuttosto gravi.

Un gruppo di ricercatori danesi ha voluto condurre uno studio clinico sistematico su una vasta popolazione di pazienti ultra 65enni (in totale 100.935, tra 65 e 100 anni, età media 78 anni) che aveva richiesto, o a cui i medici avevano prescritto, farmaci per la riduzione della frequenza cardiaca (RLD; Rate-Lowering Drugs) e / o farmaci antiaritmici (AAD; Anti-Arrhythmic Drugs).

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Salute

I dati sono stati presi dal Danish National Patient Registry (DNPR), un database nazionale in Danimarca che raccoglie tutte le informazioni sui cittadini, per età, sesso, prescrizioni farmaci, ricoveri, ecc.

I farmaci RLD prescritti ai pazienti per il controllo della frequenza cardiaca erano calcio-antagonisti, beta-bloccanti e digossina. Mentre i farmaci AAD prescritti per il controllo delle aritmie erano amiodarone e farmaci di Classe 1c.

Lo studio è stato condotto monitorando per 2,1 anni la condizione degli oltre 100mila pazienti selezionati. In questo periodo sono stati segnalati 17.132 (17,0%) infortuni da cadute, 5.745 (5,7%) sincope e 21.093 (20,9%) con entrambe le esperienza.

In linea generale, con tutte le terapie il rischio maggiore è stato osservato nei primi 180 giorni con una maggiore probabilità nei primi tre mesi. Ma nei pazienti in terapia con gli antiaritmici (monoterapia o in associazione con RLD) i rischi maggiori sono stati osservati nei primi 14 giorni.

Il farmaco a maggior rischio in assoluto è risultato l’amiodarone. Una informazione che potrà essere molto utile ai medici che prescrivono questo farmaco, per informare i pazienti dei potenziali rischi a cui potrebbero andare incontro.

Frequenza cardiaca e aritmie

Il nostro cuore è un muscolo che batte dal primo istante di vita e si ferma con il fine vita. È una macchina perfetta alla base della nostra vita.

Il ritmo cardiaco si genera ed è controllato da un sito, detto peacemaker, definito “nodo seno-atriale”, costituito da cellule specializzate che si contraggono generando potenziali d'azione. A riposo, normalmente il ritmo cardiaco è tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Una minore frequenza ci porta nell’ambito della bradicardia mentre una maggiore frequenza rientra nell’ambito della tachicardia.

Si parla di aritmia, invece, quando siamo in presenza di contrazioni anomale. Ovvero il muscolo cardiaco (miocardio) si contrae in modo non regolare ma può avere delle frequenze che variano anche in un breve intervallo di tempo.

Sia che si tratti di frequenza alterata (bradicardia o tachicardia) che di aritmie, a questi pazienti vengono prescritti farmaci che riescono a riportare l’attività cardiaca in una condizione di normalità. Lo studio condotto dai clinici danesi e pubblicato questi giorni su Journal of the American Geriatrics Society, primo autore F. Dalgaard, fornisce delle ulteriori informazioni per una appropriata prescrizione di questi farmaci che interessa una vasta popolazione, soprattutto anziana. Ovviamente, in questo ambito le classe di farmaci disponibili e che possono essere prescritte vanno ben oltre quelle oggetto dello studio citato, quindi è sempre bene far riferimento al medico per tutti i chiarimenti del caso.

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