Uno studio condotto dall’Università di Firenze ha messo in luce il ruolo cruciale dei lieviti presenti nel kefir, bevanda fermentata originaria della valle dello Yaghnob in Tajikistan, nel ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (PNAS), è stata coordinata dal professor Duccio Cavalieri, docente di Microbiologia presso il dipartimento di Biologia dell’ateneo fiorentino.

I risultati indicano che i lieviti del kefir sono particolarmente efficaci nel digerire il galattosio, uno zucchero derivato dal latte.

Questa capacità permette al kefir di essere ben tollerato anche da individui intolleranti al lattosio e di contribuire a ridurre le infiammazioni intestinali. L’articolo scientifico è intitolato ‘Genomic signatures of dairy adaptation in Saccharomyces cerevisiae from traditional Yaghnob goat‑cheese fermentation’.

L'ecosistema del kefir e la sua azione

Il kefir ospita un ecosistema complesso, con almeno venti specie diverse tra batteri del latte e lieviti. Questi ultimi, funghi microscopici unicellulari, sono i principali responsabili della fermentazione: consumano gli zuccheri e li trasformano in anidride carbonica, piccole tracce di alcol (inferiore allo 0,2%) e aromi. Il professor Cavalieri spiega che “nel kefir, la combinazione tra batteri e lieviti, che digeriscono il lattosio, crea un ambiente naturale acido e con pochissimo alcol, molto utile per impedire agli agenti patogeni di riprodursi”.

Questa ricchezza e varietà di microrganismi distingue il kefir da altri prodotti fermentati come lo yogurt, che tende ad avere una comunità microbica più standardizzata. La diversità microbica del kefir può variare in base ai metodi di produzione e alle condizioni di conservazione.

Benefici per la salute e consigli per il consumo

Studi recenti hanno confrontato kefir e yogurt naturale, confermando che entrambi possono contribuire al benessere del microbiota intestinale se inseriti in una dieta equilibrata. Il kefir si distingue per la sua maggiore diversità microbica. Tuttavia, una maggiore presenza di microrganismi non si traduce automaticamente in benefici superiori per tutti, poiché la tolleranza può variare individualmente.

Un recente studio clinico randomizzato ha evidenziato che il consumo quotidiano di 250 ml di kefir senza lattosio per sei settimane ha portato a una significativa riduzione dei sintomi gastrointestinali e a un miglioramento di alcuni parametri biochimici, tra cui i livelli di colesterolo, creatinina e acido urico. Non sono state riscontrate variazioni significative nei marcatori di immunità o infiammazione, a riprova che il kefir può essere un valido supporto ma non un trattamento miracoloso.

Per un consumo ottimale, si raccomanda di scegliere versioni di kefir senza zuccheri aggiunti. È fondamentale prestare attenzione in caso di intolleranze, allergie o particolari condizioni di salute (es.

sindrome dell'intestino irritabile in fase acuta, immunodepressione), per le quali è consigliabile consultare un medico. Il benessere del microbiota dipende dall’insieme delle abitudini alimentari, dall'apporto di fibre, verdure, legumi e frutta, oltre che da un adeguato riposo e dalla regolare attività fisica, tutti elementi che concorrono a un stile di vita sano.