Nonostante l'impugnazione decisa dal governo, la legge regionale dell'Emilia-Romagna sul fine vita resta pienamente operativa. A Bologna, il 25 settembre 2026, è stato chiarito che la delibera del Consiglio dei ministri non produce un effetto sospensivo automatico, garantendo così che la norma, approvata il 28 luglio 2026, continui a essere efficace ed eseguibile sul territorio regionale. Dalla sua approvazione, le aziende sanitarie locali (Ausl) dell’Emilia-Romagna hanno già ricevuto almeno due richieste di accesso alla procedura.

La procedura di impugnazione, per proseguire, richiede un atto formale da parte dell'esecutivo: il deposito del ricorso davanti alla Corte costituzionale entro i termini stabiliti.

Solamente dopo questa formalizzazione, la Regione valuterà le proprie mosse, scegliendo se difendere integralmente il testo della legge o se introdurre eventuali correttivi su specifici aspetti. Nel frattempo, sul piano operativo, le aziende sanitarie regionali proseguono il loro lavoro di applicazione della legge approvata nell'estate del 2026, assicurando la continuità dei servizi.

La legge regionale e il ricorso governativo

Al centro dell'impugnazione governativa vi è la legge regionale dell'Emilia-Romagna n. 10 del 28 luglio 2026. Questo provvedimento è dedicato alle modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024, relative al tema del suicidio medicalmente assistito.

Il Consiglio dei ministri ha deliberato l'impugnazione ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione, sostenendo che la materia in questione rientri nella competenza esclusiva dello Stato.

Le obiezioni di Palazzo Chigi si legano a specifici profili costituzionali che riguardano l'ordinamento civile e penale, nonché la tutela della salute. La contestazione fa riferimento agli articoli 2, 32 e 117 della Costituzione. Un punto critico sollevato dal governo riguarda inoltre il ruolo delle linee guida regionali nella definizione dei requisiti collegati alla disciplina del suicidio medicalmente assistito. La posizione governativa è che la normativa regionale affidi a strumenti locali aspetti che, secondo l'esecutivo, dovrebbero invece ricadere in ambiti di competenza statale.

Le prime richieste e l'applicazione della norma

Il dato operativo rilevante per l'Emilia-Romagna evidenzia che almeno due richieste di accesso alla procedura sono già pervenute alle Ausl del territorio dal 28 luglio 2026. Questo conferma l'immediata rilevanza e l'applicazione della legge sul fine vita, nonostante le contestazioni a livello nazionale. Le aziende sanitarie regionali continuano a operare secondo quanto stabilito dalla normativa, garantendo l'accesso ai percorsi previsti.