E' lutto nel mondo dello sport. Questa mattina è morto Pietro Mennea all'età di 60 anni, in una clinica romana, stroncato da un male incurabile contro il quale combatteva da tempo.
Quest'oggi ha perso la sua gara più importante il più grande velocista della storia dell'atletica italiana, detentore del primato mondiale dei 200 metri per ben 17 anni, stabilito nel 1979 alle Universiadi di Città del Messico. Campione olimpico a Mosca nel 1980 sempre sui 200 metri, vanta al suo attivo quattro titoli europei, un argento e un bronzo ai Mondiali e altri due bronzi alle Olimpiadi.
Nato a Barletta nel 1952, aveva un fisico apparentemente sgraziato, magro e smunto, un carattere sempre polemico e mai appagato, parlava di sè in terza persona.
Consegue la sua prima laurea in Giurisprudenza nel 1989, poi un'altra in Scienze Politiche e ancora in Lettere e Scienze Motorie. Insomma, in una carriera lunga e variegata, passa dall'atletica al mondo del calcio come procuratore di giocatori, poi direttore generale della Salernitana fino alla fine degli anni '90.
Cambiando totalmente ambiente entra nel mondo della politica come deputato europeo con Di Pietro dal 1999 al 2004 ed è il relatore del Rapporto sullo Sport votato a Strasburgo nel 2000. Diviene inoltre docente universitario presso l'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara.
Infine torna al suo originario mestiere di avvocato. Scrive tanto: libri, denunce, proposte di legge tutti finalizzati a una lotta serrata contro il doping.
Appena venuto a conoscenza della notizia, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, rientra da Milano dove si trovava per un impegno di lavoro e dispone immediatamente l'allestimento della camera ardente, per oggi pomeriggio, presso la sede del Coni di Roma.