Alla Tirreno Adriatico doveva essere il giorno del tappone di Monte San Vicino, la giornata decisiva, attesa dai corridori e dagli appassionati. E’ invece il giorno delle polemiche per una decisione, quella di annullare la tappa, che pare affrettata e sbagliata. I sopralluoghi odierni sulla salita finale hanno mostrato come la situazione non fosse così difficile come era stata invece dipinta ieri dall'organizzazione della corsa. Una scoperta che ha fatto arrabbiare Nibali e la Astana, che ora pensano di disertare il Giro d’Italia.

Tirreno Adriatico senza montagne

E’ arrivata già ieri pomeriggio, poco dopo la conclusione della tappa di Foligno vinta da Cummings, la decisione dell’organizzazione di annullare la quinta tappa della Tirreno Adriatico. Era la tappa di Monte San Vicino, quella che avrebbe dovuto decidere la classifica finale con il suo difficile arrivo in salita. Troppa neve sulle strade e previsioni in peggioramento, questa è stata la spiegazione per l’annullamento, che ha di fatto stravolto gli equilibri tecnici della corsa, privata dell’unica tappa con vere montagne. In molti ieri hanno applaudito a questa decisione, presa con larghissimo anticipo, forse troppo, ma oggi chi ha raggiunto Monte San Vicino ha potuto constatare come le condizioni delle strade non fossero così drammatiche, anzi.

La protesta della Astana

L’ammiraglia della Astana è salita stamani a Monte San Vicino senza problemi, incrociando anche alcuni ciclo-amatori. La strada si è presentata perfettamente ripulita dalla neve, con temperature quasi gradevoli, sui sette gradi, e solo una leggera nebbia ad infastidire la visuale. Condizioni che sono parse più che sufficienti per poter correre. In casa Astana è montata la rabbia e non si escludono clamorose contromosse che coinvolgono la programmazione di Nibali e la sua presenza al prossimo Giro d’Italia, che con la Tirreno Adriatico ha in comune la società organizzatrice. Il campione siciliano ha puntato la sua stagione sul Giro, che prevede tra l’altro molti passaggi su salite ben oltre i duemila metri, tutte a rischio neve nel mese di maggio.

“Se ogni volta che c’è rischio maltempo ci si comporterà così rivedremo i nostri piani, perché Nibali non può correre il rischio di non poter dire la sua. Ne parleremo, ma potremmo decidere di cambiare i piani di Vincenzo” è stato il commento di Paolo Slongo, Ds della squadra kazaka.