Il caso della squalifica di Peter Sagan dal Tour de France dello scorso mese di luglio non è ancora chiuso. La Bora Hansgrohe ha deciso di inoltrare un ricorso al TAS, il Tribunale dello Sport di Losanna, la massima autorità mondiale per la giustizia sportiva. La squadra del fuoriclasse slovacco ritiene di aver subito un’ingiustizia per l’estromissione dalla corsa del suo capitano, subendo per questo un danno economico rilevante. La sentenza sarà particolarmente importante anche perché se il ricorso della Bora venisse accettato potrebbe costringere le giurie delle gare ad un atteggiamento molto più prudente.

Sagan e la Bora contro la squalifica

La squalifica di Peter Sagan al termine della quarta tappa dello scorso Tour de France è stato uno degli episodi più discussi della stagione del Ciclismo professionistico. Il Campione del Mondo, che aveva vinto la tappa del giorno prima, fu estromesso per aver allargato il gomito destro durante lo sprint, un movimento che portò alla caduta di Mark Cavendish, pur senza un evidente contatto. La giuria valutò quel gesto in modo estremo e decise per la squalifica di Sagan. Quella decisione causò tante discussioni e a molti parse troppo drastica e severa. Sagan si difese sostenendo di aver allargato il gomito per mantenersi in equilibrio e non certo per far cadere l’avversario, ma la giuria non volle neanche ascoltare la sua versione.

La Bora Hansgrohe ha deciso di andare fino in fondo a questa vicenda. La squadra tedesca aveva già inoltrato quello stesso giorno un ricorso d’urgenza al TAS contro la squalifica del suo campione, ma senza ottenere la riammissione in corsa. Ora però il Tribunale dello Sport ascolterà i dirigenti della squadra tedesca, decisi ad ottenere giustizia per quello che ritengono un torto subito.

Il danno economico per la Bora

Come confermato dal TAS nella lista aggiornata delle udienze, la Bora Hansgrohe sarà chiamata a Losanna di fronte ai giudici del massimo organismo della giustizia sportiva il prossimo 5 dicembre, nella causa che la oppone all’Uci, la Federciclismo internazionale. Potrebbe essere chiamato a testimoniare anche lo stesso Peter Sagan.

La squadra è convinta di aver subito un’ingiustizia pagata a caro prezzo per la mancata visibilità causata dalla squalifica di Sagan nella corsa più importante della stagione. La Bora ha, infatti, investito cifre milionarie sul campione slovacco e l’estromissione dal Tour de France dopo appena quattro giorni per un episodio molto dubbio ha portato certamente ad un danno economico rilevante.