Una decina di anni fa Tyler Farrar era uno dei velocisti più forti e vincenti del Ciclismo mondiale. Con un palmares già ricco di vittorie di tappa nei grandi giri e classiche come Amburgo, il corridore statunitense sembrava destinato ad una carriera ancora lunga e di altissimo livello. Invece dopo il 2011 la sua stella cominciò a declinare fino al ritiro, senza troppi rimpianti e nessun annuncio, al termine del 2017. Da allora Farrar si è impegnato a fondo per costruire la sua nuova vita, riuscendo a realizzare il sogno di diventare un pompiere.

Farrar: ‘Fare il pompiere era il sogno che avevo fin da bambino’

Tyler Farrar è stato uno dei corridori di punta del ciclismo professionistico tra il 2009 e il 2011. Dopo aver corso per delle piccole squadre americane arrivò sulle scene più importanti nel 2006 con la Cofidis per poi passare nel 2008 alla Garmin, la squadra in cui visse il suo periodo d’oro. Farrar si rivelò nel 2009 vincendo una tappa della Tirreno Adriatico e segnando una lunga serie di piazzamenti nelle volate del Giro d’Italia e del Tour de France prima di vincere la classica di Amburgo e una tappa della Vuelta Espana.

Nella stagione successiva l’americano si confermò vincendo due tappe al Giro d’Italia e alla Vuelta e facendo il bis ad Amburgo. Il 2011 fu il suo ultimo anno di grandi successi, segnato dalla vittoria di tappa al Tour de France ma anche dalla tragica scomparsa del grande amico Wouter Weylandt sulle strade del Giro d’Italia, una vicenda che probabilmente ha pesato sul suo veloce declino.

Dopo quella vittoria al Tour infatti Farrar non fu più il corridore vincente di prima, mettendo insieme appena cinque successi negli ultimi sei anni di carriera.

A soli 33 anni Farrar decise di appendere la bicicletta al chiodo al termine della stagione 2017, senza rimpianti e senza celebrazioni. Dopo le ultime corse Farrar lasciò l’Europa per tornare in America e inseguire il sogno che coltivava da sempre, quello di diventare un pompiere. “Volevo farlo fin da bambino ma ho avuto grandi successi con la bici. Quello del pompiere però era il lavoro che volevo intraprendere una volta chiuso con il ciclismo.

Quando ho smesso con la bici sono andato dritto nel tentativo di diventare pompiere e ci ho messo lo stesso livello di dedizione”, ha raccontato Farrar a Cyclingnews aprendo per la prima volta le porte della sua nuova vita.

‘Nel ciclismo ero un veterano esperto, ora sono un giovane’

Da quell’inverno del 2017 in cui tornò in America sono cambiate molte cose nella vita di Tyler Farrar. L’ormai ex corridore della Garmin è diventato padre di un bel bambino ed è riuscito a realizzare il sogno di diventare un pompiere dopo aver frequentato i programmi di formazione. “Nel 2018 ho iniziato a fare domanda e per fortuna sono riuscito a farmi assumere abbastanza rapidamente”, ha raccontato Farrar, che sta vivendo questa nuova esperienza con grande entusiasmo.

“Alla fine della mia carriera nel ciclismo ero il veterano esperto, ora sono diventato di nuovo il ragazzo. Fondamentalmente sono di nuovo un neoprofessionista, nel primo anno sei come in libertà vigilata”, ha dichiarato l’ex campione.

L’addio come un sollievo

Al contrario di molti corridori che vivono l’addio al ciclismo come un trauma, Farrar ha trovato quasi una sorta di sollievo nel lasciare il mondo delle corse e soprattutto la notorietà, un aspetto della vita del campione che gli ha procurato una certa insofferenza. “Se potessi cavarmela senza un indirizzo e-mail lo farei” ha dichiarato tra il serio e lo scherzoso il 36enne americano.

“Non ho mai voluto la fama del ciclista professionista, non è per questo che ho gareggiato. Ho amato lo sport e le corse, mi è piaciuto avere degli obiettivi e costruirli, ma l’attenzione dei media e ciò che la celebrità ha comportato mi è piaciuto di meno. Non mi ci sono mai sentito a mio agio ed è stato quasi un sollievo quando ho smesso. Il ciclismo è un mondo piccolo rispetto ad altri sport, ma era strano che alcune persone sapessero chi ero, questo è sempre stato così particolare per me”, ha raccontato Tyler Farrar.

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