Ad oltre tre anni dal suo addio al ciclismo, Tom Dumoulin è tornato a parlare dei problemi e delle contraddizioni vissute nella seconda parte della sua carriera, che lo hanno portato ad uscire precocemente di scena. Raggiunto il vertice, con il Giro d’Italia e il titolo mondiale a cronometro del 2017, il campione olandese si è scontrato con gli schemi sempre più rigidi di un ciclismo che si è velocemente evoluto fino a stravolgersi. Il passaggio dalla Sunweb alla Visma, un periodo di pausa e il ritorno per vincere una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Tokyo 2021, non sono bastati a risolvere le difficoltà di adattamento e le riflessioni di Dumoulin sui meccanismi del ciclismo.
“Più vincevo e meno mi era permesso di dire qualcosa”, ha raccontato l’ex campione a Marca.
'Non ho trovato l'autonomia di cui avevo bisogno'
In occasione della pubblicazione del suo libro autobiografico in lingua spagnola, Tom Dumoulin ha rilasciato una lunga intervista al giornale Marca. L’ex campione olandese ha parlato del suo addio al ciclismo, arrivato relativamente presto, a 32 anni, e dopo un lungo periodo di alti e bassi, più psicologici che fisici.
Dumoulin ha raccontato di aver faticato ad adattarsi ai protocolli sempre più rigidi imposti da questo nuovo ciclismo molto schematico e basato sui dati, e che queste difficoltà lo hanno portato a fare delle riflessioni. “Il ciclismo moderno è molto strutturato e alcune squadre, come Sunweb o Jumbo-Visma, hanno molti protocolli”, ha raccontato Dumoulin.
“A quel punto della mia vita, non era ciò di cui avevo più bisogno. Non me ne pento, ma forse con l’esperienza che ho ora, avrei preso una decisione diversa. Le squadre erano e sono fantastiche, ma avevo bisogno di più autonomia, e lì non l'ho trovata sufficiente”, ha spiegato l’ex campione del mondo.
Dumoulin: 'Forse una squadra come la Movistar sarebbe stata l'opzione migliore'
Tom Dumoulin ha raccontato di aver avuto un confronto con la connazionale Annemiek Van Vleuten, che ha vissuto l’ultima parte della sua carriera nel team spagnolo Movistar, raccogliendo grandi risultati. “Mi ha detto che lei aveva molta autonomia e libertà all'interno della Movistar”, ha dichiarato Dumoulin. “Forse una squadra del genere sarebbe stata un'opzione migliore a quel punto della mia carriera, ma sono contento di come sono andate le cose”, ha spiegato l’ex campione.
Dall'esperienza della Van Vleuten, Dumoulin ha fatto un confronto tra le diverse filosofie delle squadre del ciclismo attuale. "Le squadre francesi differiscono enormemente da quelle spagnole, le squadre spagnole da quelle tedesche e italiane: questa è un'altra storia. In generale, le squadre del Nord Europa sono più formali di quelle del Sud Europa. Ma anche le squadre spagnole e francesi hanno fatto grandi progressi e utilizzano sempre più dati e tecnologia. Stanno crescendo senza perdere la loro identità", ha commentato Dumoulin.