Il mondo arbitrale italiano è stato scosso da una notizia di rilevanza cruciale: Antonio Zappi è stato definitivamente rimosso dalla carica di presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA). La sua decadenza è stata sancita in modo irrevocabile dal Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, che ha respinto con decisione il ricorso presentato dall'ex numero uno degli arbitri. Questa pronuncia, resa pubblica il 28 aprile 2026, non solo conferma in via definitiva la squalifica di tredici mesi inflitta a Zappi, ma rende anche irrevocabile la sua estromissione dalla guida dell'importante associazione sportiva, chiudendo un capitolo controverso e travagliato.

Il verdetto inappellabile del Collegio di Garanzia

Il massimo organo di giustizia sportiva del Coni ha posto fine all'iter giudiziario che vedeva protagonista Antonio Zappi. Dopo un'attenta valutazione, il Collegio di Garanzia ha deciso di respingere integralmente il ricorso presentato dall'ex presidente, confermando così la sanzione di inibizione di tredici mesi. Questa decisione non è soltanto una convalida della pena, ma rappresenta il sigillo definitivo sulla decadenza di Zappi dalla presidenza dell’AIA, una conseguenza diretta e ineludibile della gravità della sanzione. Il verdetto mette un punto fermo su una vicenda che ha generato ampi dibattiti e attese nel panorama calcistico nazionale.

Le origini della sanzione e il lungo percorso giudiziario

La complessa vicenda che ha condotto alla squalifica di Antonio Zappi ha preso avvio con la sanzione inflitta dal Tribunale Federale Nazionale della FIGC, datata 12 gennaio 2026. Le accuse mosse all'allora presidente riguardavano presunte pressioni indebite esercitate sui vertici tecnici delle categorie di Serie C e D. Nello specifico, si faceva riferimento a tentativi di influenzare Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, con l'intento di favorire la nomina di Daniele Orsato e Stefano Braschi in ruoli chiave all'interno della struttura arbitrale. Un primo tentativo di ribaltare la sentenza era stato compiuto presso la Corte Federale d’Appello, la quale, il 19 febbraio 2026, aveva già respinto il ricorso di Zappi, confermando sia la sanzione che la conseguente decadenza dalla carica, prima che l'intera questione approdasse all'ultima istanza del Collegio di Garanzia.

Le implicazioni regolamentari e la difesa dell'autonomia AIA

La base normativa che ha determinato l'allontanamento di Zappi è chiara e stringente: le disposizioni federali stabiliscono inequivocabilmente che una squalifica di durata superiore ai dodici mesi comporta la decadenza automatica da qualsiasi carica federale ricoperta. La sanzione di tredici mesi, pertanto, ha innescato meccanismi regolamentari che hanno reso inevitabile l'estromissione. Dal canto suo, l'ex presidente aveva più volte sottolineato la necessità di fare piena luce su tutti gli aspetti della vicenda, esprimendo la convinzione che essa potesse minare seriamente l'autonomia dell’AIA e la sua fondamentale indipendenza. Il suo ricorso al Collegio di Garanzia rappresentava l'estremo tentativo di contestare le sentenze precedenti e di ripristinare la sua posizione alla guida dell'associazione.