Doveva essere il primo vero arrivo su una salita lunga e severa in questa Grande Boucle, ma la 15ª tappa con arrivo in quota al Plateau de Solaison si è trasformata in un romanzo epico fatto di trionfi storici, strategie spiazzanti e drammi sportivi. Il verdetto finale dice Remco Evenepoel: il belga della Redbull ha scoperto una dimensione totalmente nuova in alta montagna, piegando la resistenza di Tadej Pogačar e prendendosi di forza la seconda piazza nella generale, alle spalle di una maglia gialla che resta comunque saldissima.

Ma la cronaca odierna sarà inevitabilmente segnata dal doloroso addio di Jonas Vingegaard.

Subito fuoco e fiamme: la fuga e il cambio di copione Visma

Nei primissimi chilometri, il traguardo volante ha visto Jasper Philipsen regolare Mads Pedersen, prima che la corsa esplodesse in una sequenza interminabile di scatti. Soltanto a metà percorso la situazione si è stabilizzata con il decollo di un tentativo di altissima qualità. Dentro la solita mina vagante Tom Pidcock, scortato da corridori del calibro di Bernal, Yates, Rubio, Simmons, Frigo, Van Wilder, Vauquelin, Schmid, Baudin e Voisard.

Dietro, però, la Visma | Lease a Bike ha deciso di cambiare radicalmente copione rispetto alle frazioni precedenti.

Gli uomini in maglia giallo-nera si sono messi a tirare a tutta in testa al plotone, riducendo il gap e selezionando il gruppo. Il Col de la Croisette e la Côte du Mont hanno fatto il resto, sgretolando l'avanguardia e spingendo lo svizzero Mauro Schmid a tentare un'azione solitaria.

Il dramma: Vingegaard cade e abbandona il Tour

Poi, a pochi chilometri dall'imbocco della salita finale, il fermo immagine che nessuno avrebbe mai voluto vedere. Jonas Vingegaard è caduto. Mentre si trovava a ruota dei compagni di squadra, il danese è caduto in una curva a destra, volando violentemente a terra. L'impatto è apparso subito severo: il due volte vincitore del Tour è rimasto a terra molto dolorante a una spalla.

Per lui non c'è stato nulla da fare se non salire in ambulanza.

Finisce così, nel modo più amaro, il suo Tour de France e si interrompe bruscamente il leggendario duopolio con Pogačar che monopolizzava le prime due posizioni della corsa dal 2021.

Il "videogioco" di Pogačar e la metamorfosi di Evenepoel

All'inizio degli 11 chilometri verso Plateau de Solaison, Quinn Simmons ha scavalcato lo stremato Schmid, ma da dietro il forcing della Red Bull prima e la fiammata di Tadej Pogačar poi hanno azzerato i vantaggi. La maglia gialla ha preso la testa della corsa con un piano chiaro e quasi sfrontato: correre da gregario di lusso per lanciare il giovane compagno di squadra Isaac Del Toro.

Il ritmo imposto dallo sloveno – che gestiva la corsa come se fosse a un videogioco – ha fatto subito vittime illustri: la maglia bianca Paul Seixas, Florian Lipowitz e soprattutto un Juan Ayuso in netta flessione hanno dovuto alzare bandiera bianca.

L'unico a non perdere un centimetro è stato Remco Evenepoel. Agile, composto, mai così brillante su pendenze simili.

La beffa finale e la nuova classifica

Negli ultimi mille metri la UAE ha provato a raccogliere i frutti del lavoro. Del Toro ha tentato due accelerazioni, ma le gambe del messicano non erano quelle dei giorni migliori. A duecento metri dalla linea d'arrivo Evenepoel ha fatto esplodere una volata devastante. Un cambio di ritmo fulmineo a cui nemmeno il fuoriclasse sloveno ha saputo rispondere.

Remco ha tagliato il traguardo a braccia alzate, centrando la sua prima, storica vittoria in una vera tappa di montagna al Tour. Pogačar ha chiuso secondo a ruota, Del Toro terzo, mentre Seixas e Lipowitz hanno incassato quasi un minuto.

Più pesante il passivo di Ayuso, arrivato a due minuti.

Ora la carovana si gode il meritato secondo giorno di riposo. Martedì si riparte con una prova contro il tempo: la maglia gialla di Pogačar dorme su due guanciali, ma Evenepoel, con il morale alle stelle e la sua specialità preferita alle porte, è pronto a far saltare di nuovo il banco.