Wout van Aert è senza dubbio uno dei corridori più amati, discussi e seguiti del ciclismo moderno. Per spiegare le radici del suo successo e dell'incredibile popolarità di cui gode soprattutto in patria, l'ex professionista Thomas De Gendt ha tracciato un'articolata analisi della carriera del connazionale nella sua rubrica su Cyclingnews. Dagli esordi nel ciclocross al rapporto con il pubblico, fino alle prospettive future e al costante pericolo di infortuni, ecco i punti chiave dell'analisi di De Gendt.

Le radici del mito: il ciclocross e la vicinanza con i tifosi

Secondo De Gendt, l'origine del profondo legame tra van Aert e il pubblico risiede nell'accessibilità del ciclocross. Fin da giovane, Wout ha affrontato l'allora re Sven Nys per poi dare vita alla storiche sfide con Mathieu van der Poel. La vicinanza fisica del pubblico alle transenne nelle gare invernali ha creato un'empatia immediata che lo accompagna ancora oggi su strada.

A questo si aggiunge uno spiccato garbo fuori dalle corse. De Gendt racconta un aneddoto personale: dopo avergli prestato una tenda per l'altitudine in Spagna, due mesi dopo la trovò riposta con cura insieme a una bottiglia di champagne e un biglietto di ringraziamento.

"Non era tenuto a farlo, ma dimostra semplicemente chi è: una persona estremamente amichevole" spiega De Gendt.

L'eroe sfortunato: perché i belgi amano lo sfavorito

Nonostante un palmarès da fuoriclasse, nei Grandi Monumenti van Aert non parte quasi mai come l'unico e indiscusso favorito. Spesso battuto dai grandi rivali o frenato dalla sfortuna, ha finito per vestire i panni dell'eterno secondo, guadagnandosi l'affetto incondizionato dei tifosi.

"In Belgio amiamo gli sfavoriti" analizza De Gendt, facendo un paragone con l'altro fenomeno del ciclismo belga. "Remco Evenepoel dichiara in anticipo che vincerà, e se non ci riesce, alcune persone ne sono persino felici." Van Aert, al contrario, incarna una figura più umana e vulnerabile in cui la gente si immedesima facilmente.

Status in squadra e la sfida Mondiale: "Tutti hanno un piano finché non attacca Pogačar"

Per quanto riguarda la gestione delle gare, De Gendt sottolinea la posizione di assoluta forza di van Aert all'interno della Visma | Lease a Bike per appuntamenti come la Vuelta a España. Il belga gode di uno status protetto che gli permette di fare la propria corsa, senza doversi sacrificare per un compagno, con l'unica eccezione rappresentata dalla presenza di Jonas Vingegaard.

In vista dei Mondiali in Canada, dove condividerà i gradi di capitano con Evenepoel, le tattiche sulla carta prevedono Remco all'attacco e Wout a ruota a fare da stopper. Tuttavia, De Gendt smorza i facili entusiasmi con una battuta fulminante: "Ognuno ha un piano finché Pogačar non attacca".

Il limite fisico e l'avvertimento sul futuro

Il punto più delicato dell'analisi riguarda la tenuta fisica e psicologica dopo le pesanti cadute degli ultimi anni. A 31 anni van Aert ha ancora alcune stagioni davanti a sé per arricchire la propria bacheca, ma il margine di errore si è assottigliato drasticamente.

De Gendt conclude la sua riflessione con un monito crudo sul futuro del connazionale: "Senza quegli incidenti il suo palmarès sarebbe ancora più impressionante. Ora penso sia a una sola pesante caduta dal dire basta e ritirarsi."