Il tennista italiano Matteo Berrettini ha acceso i riflettori su un tema delicato e sempre più pressante nel mondo dello sport: quello delle scommesse e delle conseguenti minacce ai giocatori. La denuncia è arrivata durante la conferenza stampa tenutasi dopo la sua convincente vittoria contro Stan Wawrinka agli Us Open, il 1 settembre 2026, a New York. In quell'occasione, il campione romano ha condiviso un episodio inquietante avvenuto al Roland Garros, che ha coinvolto direttamente la sua famiglia, sottolineando come la questione sia intrinsecamente legata alla sicurezza degli atleti e all'ambiente in cui sono chiamati a competere ai massimi livelli.
Le dichiarazioni di Berrettini sono giunte in risposta a una domanda specifica sul rapporto tra il circuito tennistico professionistico e il mondo del betting, un argomento particolarmente attuale dato che il torneo statunitense e la federazione americana avevano recentemente annunciato una nuova sponsorizzazione proprio con un'azienda legata alle scommesse. Berrettini ha subito evidenziato la complessità della situazione, affermando con chiarezza: "È un tema complesso, perché i giocatori, me compreso, in passato hanno ricevuto messaggi. Io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sono sentito particolarmente a mio agio giocando con persone, attorno ai campi, che disturbavano la partita, facendo cose che non ritengo legate al tennis".
Questa affermazione ha messo in luce la pressione e il disagio che gli atleti possono provare a causa di interferenze esterne.
Le minacce dirette alla famiglia Berrettini
Il tennista ha poi approfondito il discorso, collegandolo a un episodio molto grave che ha coinvolto la sua famiglia durante il prestigioso torneo del Roland Garros. Con tono fermo, Berrettini ha ribadito la necessità di agire: "Dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti". Ha quindi fornito dettagli preoccupanti, ricordando un caso simile: "Se non sbaglio, a Indian Wells una tennista italiana ha ricevuto dei bruttissimi messaggi". Ma l'esperienza più diretta e dolorosa è stata quella vissuta dal fratello Jacopo: "Mio fratello, al Roland Garros, ha ricevuto messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia.
Ho vinto una partita e gli hanno mandato dei messaggi il cui senso era 'Matteo è scarso, se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia'". Queste parole hanno rivelato la gravità delle intimidazioni subite, che trascendono la semplice critica sportiva per trasformarsi in vere e proprie minacce personali e familiari.
Berrettini ha assicurato che l'episodio non è stato ignorato, ma ha avuto un seguito formale: "Naturalmente abbiamo segnalato tutto all'Atp e abbiamo denunciato tutto". Questa azione sottolinea l'importanza di non sottovalutare tali eventi e di affidarsi alle autorità competenti. Il ragionamento del tennista si è poi allargato, abbracciando la necessità di proteggere i colleghi più giovani e vulnerabili: "Noi abbiamo trent'anni, siamo adulti, ma penso alle ragazze e ai più giovani che ricevono questo tipo di messaggi, può essere spaventoso.
Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato per proteggere i giocatori". L'appello è chiaro: serve un meccanismo di difesa più robusto per salvaguardare la salute mentale e fisica degli atleti, soprattutto quelli meno esperti o più esposti.
La vulnerabilità dei tornei Challenger
Nel suo intervento, Berrettini ha anche puntato il dito sui tornei minori, in particolare il circuito Challenger, indicandoli come un contesto particolarmente delicato e vulnerabile a questo tipo di problematiche. Ha lasciato intendere che in questi circuiti, dove la visibilità è minore e le risorse per la sicurezza potrebbero essere più limitate, la situazione potrebbe essere ancora più critica. La sua preoccupazione si estende quindi a tutto il sistema tennistico, chiedendo un impegno congiunto per garantire l'integrità dello sport e la serenità di chi lo pratica.