Madison Keys ha compiuto una grande rimonta agli US Open di New York, superando Anna Bondar (5-7, 6-4, 7-6(5)) in un match di secondo turno durato due ore e 58 minuti. Keys, finalista nel 2017, ha mostrato tenacia, annullando cinque match point e risalendo da 2-5 nel set decisivo. La vittoria le garantisce il terzo turno per la decima volta in quindici partecipazioni.
La spettacolare rimonta nel set decisivo
Il match sembrava perso quando Anna Bondar, numero 73, ha servito sul 5-2 nel terzo set. Madison Keys ha iniziato la rimonta annullando due match point in risposta e altri tre sul proprio turno di battuta, riducendo a 4-5.
Da lì ha cambiato ritmo, infilando undici punti consecutivi e portandosi avanti 6-5 nel parziale decisivo, prima del tiebreak finale.
Anche nel tiebreak decisivo, Keys ha inseguito. Sotto 3-4, dopo un doppio fallo, ha reagito con una serie di diritti vincenti: uno lungolinea per il 4-5, uno incrociato per il 5-5 e un altro lungolinea dopo essersi spostata sul rovescio. Errori di Bondar (rovescio e diritto) hanno poi permesso a Keys di chiudere con un passante preciso verso il corpo dell'avversaria.
Il ruolo chiave del diritto e il sostegno del pubblico
La rimonta di Keys è stata costruita con 51 vincenti contro i 17 di Bondar. Il diritto, con 34 vincenti da quel lato (24 in più rispetto all'avversaria), è stato il colpo determinante.
A fine match, Keys ha ringraziato il pubblico del Court 17, definendolo spinta decisiva.«Vi amo! Nessuno stress, sapevamo tutti che ce l’avrei fatta», ha scherzato. Ha poi aggiunto: «Grazie. Voi mi avete portata attraverso questa partita. Sono così felice. Mi dà i brividi. È la cosa più bella del mondo».
Il ringraziamento di Madison Keys al pubblico non era di circostanza. L'atmosfera del Court 17 è stata descritta così: «Quando sono entrata la gente si è alzata e io ho pensato: ‘Wow, sono felici che io sia qui’». E ha proseguito: «È un’atmosfera incredibile, giocare davanti a questi tifosi è la sensazione più bella del mondo. Questa è la migliore atmosfera in cui abbia mai giocato. Cercavo di ricordarmi che la partita non era ancora finita...».