La Tasi, insieme alla Tari e all’imu, ricade nella cosiddetta IUC; quest’ultima infatti non è un tributo in senso stretto, ma più propriamente la si può definire un “cappello” sotto il quale rientrano le tre imposte: Imu, Tari e Tasi. L’Imu, difatti, è stata abolita solo per la prima casa, purché però non si tratti di una prima abitazione “signorile”, una villa o un palazzo di interesse storico-artistico.

La Tasi, invece, ha ancora un destino incerto: quel che si sa è che trattasi di una tassa relativa ai servizi indisponibili, cioè quei servizi rivolti alla collettività (pubblica illuminazione, manutenzione del manto stradale, ecc.).

Nel frattempo, la Commissione Affari costituzionali è intervenuta per esprimere un parere sulla legittimità costituzionale, che è stato – come facilmente intuibile – contrario.

Infatti, il Decreto Milleproroghe bis, emanato a fine dicembre 2013, non ha superato il vaglio di costituzionalità proprio perché con esso il Governo si è posto l’obiettivo di recuperare parte delle norme contenute nel precedente decreto “Salva Roma”, che il Presidente Napolitano ha imposto di non convertite.

Con il “ripescaggio” di tali norme si è contravvenuto quindi al principio costituzionale della “non reiterazione degli atti governativi ormai decaduti”. Da oggi, quindi, il decreto Milleproroghe bis è demandato al Senato che, con le modifiche apportate, racchiude le nuove disposizioni sulla Tasi, tassa che i contribuenti dovranno versare ai Comuni.

I migliori video del giorno

Con l’imposizione della Tasi il Governo si pone un duplice scopo, da un lato assicurare il gettito fiscale agli enti locali e, dall’altro aumentare le detrazioni per le famiglie con reddito basso.

Intanto, arrivano le prime valutazioni sulle modifiche alla tassa che dovremo corrispondere sulla prima casa. I sindaci di ogni Comune dovranno quantificare l’importo della Tasi, e ciò in conseguenza della facoltà concessa dal Parlamento di aumentare le aliquote entro la soglia di 3,3 per mille per garantire le detrazioni alle famiglie numerose e con reddito basso. Così, succederà che abitazioni rientranti ad esempio nella classe A/2, l’importo da pagare sarà – in proporzione – inferiore rispetto a case incluse nella classe A/3; non solo, la disuguaglianza si riscontrerebbe anche a parità di classe di riferimento, per abitazioni ubicate in Comuni differenti.

In definitiva, le ovvie modifiche che saranno apportate, andrebbero sicuramente trattate al di fuori del decreto Milleproroghe bis che, con molte probabilità, potrebbe essere dichiarato incostituzionale.