#Matteo Renzi accontenta anche le aziende italiane, tagliando l'#Irap del 10 per cento: questa, senza dubbio, è una buona notizia per gli imprenditori che così, almeno, avranno un pò di respiro nei prossimi mesi.
La riduzione della tanta vituperata imposta sulle attività produttive, che venne introdotta alla fine degli anni novanta dall'allora ministro Vincenzo Visco, (stesso partito del neopremier...) costerà al bilancio italiano circa 2,4 miliardi. Domanda: come verrà tappata questa falla nel bilancio?


Sarà il risparmio degli italiani a farne le spese, saranno cioè tutti coloro che sacrificano una piccola parte del loro reddito per mettere da parte qualcosa per il futuro: no, niente tassazione per i titoli di Stato, e non verranno toccati nemmeno i Bot, ma il fisco italiano interverrà sulla tassazione delle rendite finanziarie in quella che si preannuncia una vera mazzata.


Infatti, la tassazione sulle rendite aumenterà dal 20% attuale (aliquota già innalzata da Mario Monti di quasi 8 punti, dal 12,5% al 20% appunto) fino al 26% per quanto concerne i conti di deposito, fondi o polizze.
Questo nuovo salasso si va ad aggiungere alla cosiddetta mini-patrimoniale sui conti correnti, ovvero l'imposta di bollo del 2 per mille, che già sta incidendo sui risparmi degli italiani: anche perchè si tratta di una tassa che si versa allo Stato sia che si guadagni qualcosa dall'investimento, sia che, malauguratamente, si consegua una perdita. 
Morale della favola: il prossimo aumento dell’aliquota sul 'capital gain' produrrà una tassazione per il risparmiatore pari al 36%, vale a dire il prelievo fiscale più alto tra tutti i Paesi d'Europa. Se ci aggiungiamo l'aumento dell'inflazione registrata in Italia, bisognerà fare molta attenzione al portafogli.