L'Italia è ufficialmente il Paese europeo dove si pagano più tasse. A dirlo, anzi a ribadirlo, è la Confcommercio che attraverso il suo ufficio studi ha calcolato la pressione fiscale vigente in Italia a 53,2 % sul Pil per il 2014. Nei calcoli fatti da Confcommercio emerge quanto era già stato evidenziato da precedenti calcoli fatti da Confindustria, ovvero che dal 2006 al 2013 il pil italiano è sceso dell'11% ma nel contempo le tasse dirette e indirette e le imposte sono salite di 4 punti percentuali portando così la pressione fiscale alla soglia record di 53,2%

La notizia è di quelle che lascia l’amaro in bocca soprattutto se si pensa che in Europa, nonostante il periodo di congiuntura economica, c'è chi ha fatto meglio di noi, come la Germania dove la pressione fiscale è scesa del 6% mentre il pil è aumentato del 7%, o se pensiamo alla Svezia che, anche se non fa parte dell'Unione Europea, nello stesso periodo ha visto diminuire la pressione fiscale del 14% e aumentare il proprio pil del 21%.

Nell’area Euro peggio di noi ha fatto la Grecia che ha visto ridurre il proprio pil del 22% e la Francia con una riduzione del Pil del 13%. Nella zona Euro Paesi come la Spagna, il Belgio e l'Olanda rimangono sostanzialmente fermi facendo segnare scostamenti vicini allo 0,8% sia in termini di Pil sia in termini di pressione fiscale.

Carlo Sangalli, presidente Confcommercio, avverte le istituzioni che se non si abbanderà l'idea di mettere nuove tasse è a rischio la performance del Pil italiano per il 2014, in quanto se l'aumento dell'imposizione fiscale, da un lato, porta alle casse dello Stato dei benefici nel breve termine facendo subito cassa, a lungo andare si rischia di affossare la crescita negli anni di esercizio 2014/16. Quindi, nonostante non ci sia ancora un piano ben definito del Governo, per il 2015 la stima di crescita del Pil rimane ottimistica allo 0,9% con i consumi in leggero aumento dello 0,7%, mentre le stime per gli investimenti del settore privato rimangono in negativo dell’1%.

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