Ancora burrasca sui tanti emendamenti per capire quali siano le aliquote da inserire per il conteggio del bollettino della #Tasi che i contribuenti italiani dovranno pagare entro il prossimo 16 ottobre. Sono circa 100 mila le variabili cui i cittadini e i commercialisti andranno incontro per calcolare il valore dell'onere. I termini per le pubblicazioni delle delibere sono infatti scadute e adesso circa 5227 città si stanno preparando a calcolare quanto dovuto allo Stato italiano. I prelievi sono quasi fuori controllo se si cerca di passare in rassegna tutti le decisioni dei sindaci italiani. Si contano infatti circa 98155 aliquote accettate e approvate, comunica il team del Sole24 Ore. Inoltre ci sono circa 1200 tipologie di immobili differenti.

A questi bisogna anche sommare quelle precedenti per il conteggio Imu. Come uscirne? Sembra il caos generale.

Migliaia di delibere per confondere i contribuenti

Se si butta l'occhio su quelle che sono le delibere comunali, la confusione aumenta ancora di più. Molta fantasia e pochi criteri sensati sono stati usati nel gettare sul sito quasi 10 mila detrazioni. Basti pensare al comune di Flero in cui per confondere ancora di più il calcolo è stato riportato con un bel po' di parentesi graffe, quadre e tonde. Un'espressione matematica dalla quale non tutti sono in grado di districarsi. Nel Comune di Benevento per risolvere il problema del randagismo, l'amministrazione ha ben pensato di ridurre della metà la Tasi a chi adotta un cane randagio. A Bari invece la delibera per il conteggio Tasi è lunga ben 75 pagine.

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Ma non è finita qui. Alcuni burocrati hanno anche la cattiva abitudine di inserire i dibattiti dei quesiti bocciati nella pubblicazione del provvedimento portando però i contribuenti sulla cattiva strada.

Più chiara la questione dei Comuni ritardatari

Meno chiacchiere e difficoltà per quei Comuni che non hanno fatto in tempo a pubblicare il bando per le aliquote. Questi Comuni ritardatari dovranno pagare in un'unica soluzione entro il 16 dicembre con l'aliquota massima dell'uno per mille. Gli enti locali in ritardo sono circa 649.