Dal 1 gennaio del 2015 è entrato in vigore il nuovo regime dei minimi per partite Iva e non solo. I cambiamenti in oggetto sono stati introdotti con l'ultima legge di stabilità firmata Carlo Padoan e approvata di recente dal Governo Renzi. Sin dall'inizio sugli argomenti trattati nella riforma, si sono scatenate le proteste delle Partite Iva e delle associazioni di categoria dei liberi professionisti. Il premier Renzi dal suo canto, dopo un atteggiamento iniziale di chiusura ha fatto sapere che terrà conto delle proteste e che interverrà per migliorare il testo di legge. Resta però il fatto che le modifiche al nuovo regime  fiscale agevolato sono già entrate in vigore dal primo dell'anno e come vedremo le modifiche poste in essere, sono non di poco conto, sia in termini di modifica dei requisiti che per quanto riguarda l'aliquota della tassazione forfettaria.

Regime dei minimi: cos'è e cosa cambia con la riforma Renzi 

Per chi non ne fosse a conoscenza il regime dei minimi è un imposizione fiscale agevolata introdotta nel 2008, e pensata sopratutto per i giovani, le piccole partite Iva e i liberi professionisti che decidono di attivare una attività d'impresa. Dopo alcune modifiche fatte a cavallo del 2012 i requisiti per ottenere l'agevolazione erano i seguenti:

  • esercitare l'attività professionale o d'impresa in maniera autonoma senza l'ausilio di collaboratori
  • non essere stati titolari di una partita IVA per almeno tre anni,
  • originalità. la nuova attività non deve essere collegata ad attività precedenti
  • fatturato non superiore ai 30.000 euro annui

Con le riforme apportate da Renzi, l'impianto normativo è cambiato in diversi aspetti: vengono cancellate le agevolazioni sulla tenuta delle scritture contabili, viene cambiata la soglia di fatturato che diventa variabile (es.15.000 per i liberi professionisti) e cambia l'aliquota forfettaria che passa dal 5 al 15%.

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Per quanto riguarda il requisito anagrafico per la richiesta del regime dei minimi, che era di massimo 35 anni; quest'ultimo è già stato abolito nel 2012 e quindi questo cambiamento non è di competenza dell'attuale riforma Renzi.