Decreto mutui, riforma della riscossione delle imposte e tutta una serie di nuove norme hanno modificato di parecchio l’istituto degli espropri immobiliari per i debitori. Molti italiani infatti si trovano a fare i conti con debiti che non riescono a pagare siano essi dovuti a tasse ed imposte oppure a procedure di finanziamenti e mutui contratti con banche o altri soggetti. Spesso ci si chiede cosa si rischia nel momento in cui una non si riesce più a far fronte ai propri debiti, soprattutto per quanto concerne i rischi che i creditori possano rifarsi sui propri beni immobiliari. Ecco le novità più importanti con cui bisogna iniziare a fare i conti.

Per Equitalia un discorso a parte

Il principio generale quando ci si trova a non poter pagare un debito è che ogni creditore può avviare le azioni rivolte a vedersi risarcire il dovuto a prescindere da qualsiasi importo sia oggetto del debito. Naturalmente, spesso il creditore non avvia nessun tipo di azione rivolta a recuperare il debito perché, soprattutto per importi piccoli, l’azione da intraprendere è più onerosa e dispendiosa economicamente di quanto sia possibile incassare. Diverso discorso per #Equitalia che operando per crediti non suoi, ma per i quali è stato chiesto ad essa di operare per l’incasso, in genere dà via a tutto quello che la Legge gli consente per recuperare le somme da un debitore. Le norme però, soprattutto quelle appena entrate in vigore come quelle del DL 59/16 hanno posto dei paletti all’opera di riscossione del concessionario.

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Ammettiamo che per debiti nei confronti di qualche Ente, bisogna fare i conti con Equitalia. In questo caso, il Concessionario può attaccare anche le proprietà immobiliari del debitore, quindi pignorandole. Necessario però prima di pignorare un immobile che sullo stesso venga apposta ipoteca. Quest’ultima non può essere applicata per debiti inferiori a 20mila euro. Inoltre, anche se venga apposta ipoteca su un immobile, il passo successivo, quindi il pignoramento può partire solo per debiti di alto importo, cioè a partire da 120mila euro.

Banche, creditori privati e beni impignorabili

Nessuna azione è impedita alla banca quando deve recuperare soldi da un soggetto che dopo aver contratto un mutuo non può più pagare. Il debitore che raggiunge le 18 rate di mutuo non pagate può vedersi messa in vendita la propria casa da parte della banca senza nessun vincolo, cioè la banca non è tenuta ad ipotecare casa o a passare da un giudice per poter iniziare tutte le trattative private con compratori interessati all’acquisto.

Naturalmente non tutti i beni in possesso del debitore sono espropriabili. In primo luogo è necessario sapere che la casa di abitazione del debitore, dove ha la sua residenza insieme al suo nucleo familiare non può essere pignorata. Può essere ipotecata però e nel caso in cui sussistano determinate condizioni come la presenza in catasto di altri immobili a nome del debitore, anche la casa di abitazione può essere perduta. Naturalmente la casa oggetto della dimora del debitore non deve essere iscritta in catasto alle categorie A1, A8 ed A9, cioè case di lusso. Altre categorie di immobili impignorabili sono quelle che i coniugi destinano alò fondo patrimoniale appositamente costituito per le esigenze della loro famiglia. In questo caso, il fondo può essere attaccato dai creditori solo per debiti contratti per esigenze della famiglia e non per altri e più svariati motivi. Impignorabili infine gli immobili che hanno vincoli di interesse artistico, quelli destinati ad uso pubblico e quelli concessi ad organizzazioni ecclesiastiche e clericali.

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