Uno dei temi più discussi delle ultime settimane è senza dubbio la prima manovra finanziaria del governo giallo-verde. La prossima legge di bilancio è il contenitore di misure e provvedimenti sui quali la popolazione italiana conta molto per vedere di risolvere i problemi che molti hanno. Dalle pensioni alle tasse, dal reddito minimo alle cartelle esattoriali, tanti sono gli argomenti che probabilmente faranno capolino nella manovra del governo Conte. In tema debiti fiscali, l’attesa è tutta nel nuovo condono o nella nuova sanatoria delle cartelle che sembra essere argomento allo studio dell’esecutivo.

Si ipotizza infatti che nel documento collegato alla legge di bilancio, il classico Decreto Fiscale, ci sia una nuova puntata della rottamazione delle cartelle. Come riporta l’edizione di oggi dell’autorevole quotidiano economico-giuridico-politico “ItaliaOggi”, nelle ultime settimane il governo per la cosiddetta “pace fiscale” sembra aver cambiato rotta rispetto al provvedimento inserito nel contratto per il governo del cambiamento sottoscritto da Lega e M5s.

La Pace Fiscale

Nel contratto di governo fu messo nero su bianco il provvedimento della pace fiscale che richiamava una vecchia proposta di legge della Lega, a firma dell’allora parlamentare Massimiliano Fedriga (oggi governatore della Regione Friuli).

L'idea di questa proposta del 2015 era il concedere, a soggetti con redditi bassi e senza immobili intestati, di sanare la propria posizione debitoria versando il 6% di tutto quanto dovuto, sia per le imposte che per gli oneri accessori quali sanzioni e interessi. Una sorta di rottamazione generale di tutti i debiti iscritti a ruolo, che viste le condizioni economiche precarie del debitore, sono particolarmente difficili da riscuotere per il fisco.

L'obiettivo dell’esecutivo sarebbe il favorire la totale estinzione del debito con quello che nel mondo dei prestiti si chiama operazione a saldo e stralcio. In tutte quelle situazioni di involontaria e dimostrata difficoltà economica dei contribuenti, l’esecutivo avrebbe avuto l’intenzione di offrire questa opportunità molto allettante.

In origine quindi, l’esecutivo aveva in mente una specie di condono tombale. L'aliquota del 6% sarebbe diventata del 10% per soggetti proprietari di un solo immobile sul territorio nazionale. Il limite reddituale doveva essere fissato a 24mila euro annui. Un meccanismo ad aliquote crescenti in base alla situazione economica del debitore, che avrebbe previsto il 25% del debito da far pagare a tutti coloro che volevano spontaneamente fare pace col fisco ed in possesso di redditi e immobili superiori alle soglie minime prima citate.

Il cambio di rotta dell’Esecutivo

Il progetto originario sembra però essere stato accantonato per evidenti ed oggettive problematiche. L’Iva, che è imposta modulata a livello europeo, non sarebbe rientrata nella sanatoria.

In pratica, nessuno sconto per i debitori dell’Iva. Inoltre, il progetto avrebbe causato una sperequazione tra chi avrebbe usufruito di questa opportunità rispetto a chi ha saldato regolarmente i propri debiti tributari o chi aveva scelto la via delle due precedenti operazioni di rottamazione delle ultime due manovre. Il governo quindi sta cambiando rotta, anche se la cosiddetta pace fiscale è provvedimento che potrebbe davvero essere lanciato nella manovra, anche se in misura diversa rispetto alle idee iniziali.

Ma allora, come funzionerà la pace fiscale? La nuova sanatoria sarà conveniente per i contribuenti o no? Domande lecite e comuni a molti dei contribuenti che sono alla finestra in attesa della mossa dell’esecutivo.

La misura, se davvero sarà approvata, dovrebbe apportare benefici sia per le casse dello Stato che per i contribuenti indebitati. Il progetto attuale e su cui si sta spendendo il governo prevedrebbe un percorso simile ad istituti già sperimentati come il ravvedimento operoso, l'accertamento con adesione e la chiusura delle liti fiscali. I contribuenti potrebbero regolarizzare la propria posizione pagando tra il 15 e il 20% del reddito imponibile non dichiarato se non è stato ancora avviato l’accertamento da parte del fisco, o in alternativa, l’azzeramento di sanzioni e interessi per chi ha già a carico un accertamento fiscale. Nella misura finirebbe anche l’opzione concessa ai contribuenti, di chiudere il contenzioso con uno sconto compreso nella forbice che va dal 50 all’80%. In pratica, una misura molto meno rivoluzionaria rispetto a quella ipotizzata in origine.