In Italia, così come in numerosi altri Paesi del mondo, esiste il principio dell'equo compenso, un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti digitali al fine, recita la direttiva 2001/29/CE, di assicurare ai possessori di diritti d'autore un indennizzo sull'utilizzo e la copia privata delle loro opere. Tale compenso, previsto dall'articolo 71-septies della legge 22 aprile 1941, n° 633, è stabilito con decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e è sottoposto ad aggiornamento triennale. Attualmente le tariffe sono regolate dal "Decreto ministeriale del 30 dicembre 2009 relativo alla "Determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi ai sensi dell'art. 71-septies della legge 22 aprile 1941, n. 633"", che, estendendo il compenso ad ulteriori apparecchiature tecnologiche rispetto a quelle precedentemente previste, attua quanto prescritto dalla succitata direttiva europea.

L'imminente adeguamento delle tariffe, il sito web del Corriere della Sera che entra in possesso della nuova tabella delle tariffe e la frittata è fatta. È bastato infatti un articolo pubblicato su Corriere.it, intitolato "Le cifre della nuova "tassa sui telefonini", a sollevare un polverone. A tal punto da costringere il Ministero dei beni e delle attività culturali a smentire il tutto con un comunicato sul proprio sito ufficiale. Ricapitoliamo e facciamo chiarezza.

Il suddetto articolo è riuscito a creare il panico tra i lettori. Partendo innanzitutto dal titolo, che farebbe pensare all'istituzione di una nuova tassa. Ovviamente falso. Ma ciò era facilmente intuibile proseguendo nella lettura del contenuto della notizia, che specifica come l'equo compenso sia già esistente in Italia e che l'intenzione del Ministero sia quella di aggiornare a breve le attuali tariffe (aggiungendo tra i dispositivi sottoposti al compenso i tablet, attualmente esenti), provocando aumenti sproporzionati per determinati dispositivi (l'equo compenso sugli Smartphone passerebbe dagli attuali 90 centesimi a 5,20€) per portare l'introito totale del compenso a 200 milioni annui dai 74,5 stimati nel 2007 da Altroconsumo.

Pochi minuti e l'articolo ha fatto il giro del web, scatenando l'ira degli internauti e giungendo perfino allo stesso Ministero dei beni e delle attività culturali, che messo con le spalle al muro, non ha potuto far altro che smentire la notizia.

Quindi ci troviamo di fronte ad una bufala? Ni. Certo, l'articolo di Corriere.it è stato confezionato proprio per attirare l'attenzione dei lettori ma, precisando come l'aumento delle tariffe fosse stato già bloccato dal Ministro Massimo Bray in attesa di sentire tutte le parti in causa prima di decidere, descrive perfettamente la situazione. L'adeguamento delle tariffe, infatti, ci sara: lo ammette lo stesso Ministero quando dice di "star lavorando a una soluzione condivisa, visto che il precedente decreto del 2009 è già scaduto".

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