Con l'obiettivo di permettere ai droni di volare autonomamente, il ricercatore José Martínez Carranza dell'Istituto Messicano di Astrofisica, Ottica ed Elettronica, ha sviluppato un sistema automatico di visualizzazione e apprendimento per la navigazione senza il segnale del GPS o il controllo di personale addestrato. Martínez ha ideato un algoritmo innovativo che determina la posizione e l'orientamento del velivolo, consentendogli di riconoscere da solo l'ambiente circostante. La localizzazione basata sul segnale del GPS è stata eliminata introducendo sensori a basso costo integrati nel drone, tra cui accelerometri, giroscopi e microtelecamere.

L'algoritmo implementa una funzione che traccia il percorso più breve su una mappa ottenuta dalla veduta aerea, in maniera simile a ciò che viene fatto da Google Maps.

Tuttavia, l'identificazione automatica della rotta migliore non è l'unico problema che è necessario affrontare. Un drone, infatti, non è solitamente dotato di CPU con elevate capacità di computazione, e i calcoli diventano più complessi a causa della presenza di vari elementi di cui tenere conto, tra cui la corrente del vento e la pressione atmosferica.

Un drone di questo genere fa sì che l'operatore umano possa limitarsi a programmare il punto - o la sequenza di punti - di atterraggio prima di far decollare il velivolo. Il tempo che sarebbe dovuto servire a pilotare il drone potrà quindi essere impiegato, ad esempio, per concentrarsi in tempo reale sulle foto e sui video realizzati dall'apparecchio.

Il progettista José Martínez Carranza ritiene che, in futuro, il drone possa essere equipaggiato con ulteriori dispositivi per essere sfruttato in applicazioni civili di vario genere come la sorveglianza, l'esplorazione di terreni e l'ispezione di costruzioni. Trattandosi di un prototipo, l'apparecchio non viene commercializzato poiché non è stato ancora lanciato sul mercato, ma può comunque essere ordinato da chiunque voglia utilizzarlo per finalità utili alla società tutta.