Arriva oggi dal Lussemburgo la decisione dellaCorte Europea sull'archiviazione dei dati da parte del colosso di Menlo Park,Facebook. I cittadini europei potranno fare richiesta all'azienda di non archiviare i propri dati sui server situati negliStati Uniti, ritenuti prima sicuri con una decisione della Commissione Europea presa nel 2000.

La battaglia legale

La battaglia legale contro la società di Marck Zuckerberg era stata avviata nel 2011 da uno studente di giurisprudenza austriaco,Max Schrems, dopo le vicende dello scandalo Datagate NSA e le rivelazioni della talpa della Central Intelligence Agency americana, Edward Snowden.

Il laureando, grazie alla vittoria di una borsa di studio presso l'Università di Santa Clara,Silicon Valley, ottenne la possibilità di assistere ad una conferenza tenuta dall'avvocato di Zuckerberg esperto in privacyEd Palmieri,dalla quale prese spunto per la sua tesi di laurea, che attirò subito l'attenzione delle autority europee.

InoltreSchrems prese di mira l'US - UE Safe Harbor, un accordo stipulato tra il CEO di Facebook e il governo americano che permette alle autorità americane di accedere ai dati degli utenti europei, avviando unaclass-action contro la compagnia, sottoscritta da oltre ventimila utenti.

La sentenza

La sentenza emessa dalla Corte Europea non riguarderà solamente il social network di Zuckerberg, ma tutti i grandi marchi dell' IT, quali Apple, Microsoft e Google.

Si potranno quindi trasferire i dati di un utente europeo in paesi esteri solo se questi presentino un adeguato livello di protezione. Attualmente Facebook raccoglie tutte le informazioni sui cittadini europei in un server situato inIralanda, che vengono poi trasferite negli states. Il direttore della Beuc, l'associazione europea dei consumatori,ha definito la sentenza una "una vittoria storica per la protezione del diritto alla privacy dei dati europei".

Più cauto invece il portavoce della Commissione Ue,Margaritis Schinas, che ha dichiarato che "è una decisione importante e che solleva molte questioni politiche".

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