Questo Natale, sotto gli alberi degli italiani, ci sono stati più cellulari Android che melafonini: un altro punto a favore della Samsung che ha ottenuto un'importante vittoria in uno dei periodi più strategici dell’anno in fatto di vendite. Ormai lo smartphone è un oggetto del quale molti non possono fare a meno: non è più solo fondamentale per comunicare, ma svolge anche una serie di funzioni complementari che consentono di organizzarsi, di accedere a servizi utili, ma anche di lavorare, divertirsi e informarsi.

Ed è proprio per questo che, forse, è diventato l'oggetto più desiderato in assoluto, e per molti il regalo perfetto: sempre gradito, utile e disponibile in un'enorme varietà di modelli e prezzi in grado di soddisfare tutte le fasce di consumatori.

Al primo posto, nella spartizione di questo colossale mercato, ci sono i giganti della tecnologia Samsung e Apple: le due case si contendono il primato poiché, sebbene l'azienda sudcoreana venda il maggior numero di cellulari, quella statunitense, con appena il 12% del mercato globale, porta a casa l’84% dei guadagni. Ciò è principalmente dovuto al fatto che Samsung abbia una produzione estremamente diversificata su ogni fascia di prezzo, mentre Apple produce pochi modelli diversi, e tutti di alta gamma.

Viene da chiedersi, allora, cosa spinga i consumatori a spendere così tanto per un telefono, e se effettivamente sia migliore o peggiore del suo concorrente. Se si confrontano i top di gamma delle due multinazionali, infatti, si nota che le prestazioni, i materiali e l'estetica sono paragonabili, se non del tutto simili.

Ma allora come si spiega il dominio economico dell'azienda di Cupertino?

Prova a spiegarcelo Donald A. Norman, famoso psicologo e ingegnere statunitense che, nel suo libro "Emotional Design", spiega come un oggetto possa essere utilizzato non solo per le sue caratteristiche tecniche, ma anche per ciò che ci comunica e per cosa rappresenta per noi.

Tre tipi di design

Lo psicologo divide essenzialmente in tre categorie il design stesso:

  • Design viscerale: è il livello più basso del design, ma è quasi del tutto universale. Si basa su caratteristiche fisiche e sensazioni piacevoli alla persona. È quello che ti fa dire "Lo voglio!", prima ancora di "Mi serve?", o "Quanto costa?". La Apple ne fece esperienza quando lanciò i primi iMac a colori che, sebbene avessero le stesse caratteristiche degli analoghi modelli in bianco e nero e costassero di più, furono un grande successo e vennero acquistati anche per lavori nei quali il colore era del tutto indifferente. Da allora, tutti i Pc sono diventati a colori.
  • Design comportamentale: è essenzialmente legato all'utilizzo e all'usabilità delle cose che acquistiamo. Non conta la logica, la bellezza o l'emozione, ma la prestazione che l'oggetto è in grado di fornire. È la sensazione piacevole dopo l'utilizzo di un prodotto - come per esempio un coltello che taglia bene - o la facilità nel compiere azioni complesse. Attenta a questo tema, Apple non ha compiuto l'errore di sovraccaricare i propri prodotti di funzioni inutili e complesse che, con tutta probabilità, non sarebbero mai state utilizzate, e ha reso invece intuitive e a formato di persona tutte le altre funzioni di utilizzo quotidiano.
  • Design riflessivo: è il più fine e complesso, ed è strettamente legato alla cultura di appartenenza del consumatore. Si basa essenzialmente sul significato che il prodotto comunica agli altri, e come esso modifica l'immagine di noi stessi. È strettamente psicologico, poiché dipende solo dal pensiero della persona, soprattutto riguardante l’immagine del sé, e perciò è complicato da interpretare e difficile da realizzare.

Tuttavia, se in un oggetto è presente un valore riflessivo, esso scavalca le difficoltà pratiche e gli inestetismi: è la ragione per cui si comprano le auto elettriche o i quadri originali e non le riproduzioni.

In questo campo, la Apple ha fatto scuola per molti anni: l'iPhone fattura di più perché, proprio come una bella auto, è in grado di dire di dire a chi lo utilizza e a chi gli sta attorno che vale di più, o almeno di farglielo credere. L'insieme di queste tre tecniche ha reso la società statunitense molto più di un marchio: è un simbolo distintivo, un oggetto del desiderio, di tendenza e di interesse.