Nel 2025 si è assistito a un fenomeno conclamato: il numero di follower sui social non garantisce più visibilità né valore. Secondo Amber Venz Box, CEO di LTK, «il 2025 è stato l’anno in cui l’algoritmo ha preso completamente il sopravvento, quindi le followings hanno smesso di contare del tutto». Questa osservazione, emersa da un articolo di TechCrunch pubblicato il 29 dicembre 2025, segna una svolta nel modo in cui si valuta l’influenza digitale: non è più una questione di numeri, ma di qualità delle relazioni.
La Fiducia come nuovo capitale relazionale
Il cuore del discorso è la fiducia. Secondo una ricerca commissionata da LTK all'università Northwestern, la fiducia nei creator è aumentata del 21% anno su anno. Venz Box confessa di aver pensato che quell’indicatore sarebbe calato, ma l’avanzata dell’AI ha spinto molte persone a cercare relazioni autentiche con creatori reali. Inoltre, il 97% dei chief marketing officer prevede un aumento degli investimenti nell’influencer marketing per il 2026.
Il Clipping come asse invisibile
Con il feed dominato dall’algoritmo, creatori grandi e piccoli hanno puntato sui clip virali per superare la frammentazione dell’audience. Creator come Kai Cenat hanno ingaggiato teenager su Discord per tagliare contenuti e redistribuirli capillarmente, in una strategia che «funziona, ma rischia di devolvere in slop».
Come spiega Eric Wei di Karat Financial, «se un video viene postato da account casuali ma efficace, l’algoritmo lo propaga indipendentemente dalla storia del creator».
Le nicchie come avanguardia della creator economy
In un contesto dominato dallo “slop” generato dall’AI e dai contenuti ripetitivi, i creatori più efficaci sono coloro che occupano nicchie verticali. Reed Duchscher, ex manager di MrBeast, sottolinea che gli algoritmi rendono più difficile per i creator generare fama trasversale. Al contrario, chi opera in contesti specifici – dalla cucina al giardinaggio – costruisce audience fedeli e monetizzabili. Sean Atkins di Dhar Mann Studios conferma che la creator economy non è solo intrattenimento: c’è chi, come Epic Gardening, ha trasformato il proprio canale YouTube in un’azienda concreta, acquistando una delle tre maggiori aziende di sementi negli Stati Uniti.
Autenticità, engagement e monetizzazione diretta
Il cambiamento è palpabile anche oltre TechCrunch. Un articolo di Financial Times osserva l’ascesa degli “AI influencer”, gli avatar digitali che possono veicolare campagne brandizzate con costi contenuti, ma rischiano di compromettere l’engagement e la percezione di autenticità. Il tema centrale è che l’autenticità resta un asset insostituibile e difficilmente replicabile per l’AI.
In parallelo, Business Insider riporta l’evoluzione delle strategie aziendali come quella di Unilever, che nel 2025 ha quadruplicato le collaborazioni con influencer, destinando il 50% del suo budget pubblicitario agli investimenti su creator. Un segnale forte: le aziende puntano su macro e micro creator perché il loro coinvolgimento produce rendimento reale.
Strategie per piattaforme, creator e brand
Per le piattaforme social, l’ordine del giorno diventa rafforzare strumenti per il coinvolgimento e il tracciamento del ritorno misurabile (watch time, conversioni), superando metriche obsolete come i follower. Per i creator, è il momento di investire nella rete diretta – community a pagamento, newsletter, eventi live – andando oltre il semplice reach digitale.
I brand, infine, si trovano a privilegiare profili a più basso numero di follower ma con maggiore engagement e capacità di conversione, sia per maggiore ritorno sugli investimenti sia per evitare la saturazione delle audience.
L’era dei numeri ha lasciato spazio a un modello più maturo: è la fiducia che crea valore e le nicchie autentiche che offrono margini reali. In un mercato dove l’algoritmo soffoca il follower count, vince chi riesce a coltivare connessioni significative, dirette e durature.