L’industria degli smartphone è al centro di una crisi senza precedenti. Le spedizioni globali di smartphone nel 2026 sono destinate a subire un calo del 12,9%, scendendo da 1,26 a 1,12 miliardi di unità. Questo dato, secondo le proiezioni di IDC, rappresenta il calo più marcato in oltre un decennio, se non nella storia recente del settore. La causa principale di questa frenata non è una temporanea flessione della domanda, bensì una carenza strutturale di memoria DRAM. Questa carenza è esacerbata dall’enorme fabbisogno di infrastrutture AI nei data center, che ha drasticamente ridotto l’offerta disponibile per i dispositivi mobili.

IDC definisce questo scenario un «reset strutturale del mercato», destinato a ridefinire il total addressable market (TAM), il mix di prodotti e lo scenario competitivo.

I prezzi medi di vendita (ASP) degli smartphone sono destinati a salire del 14%, raggiungendo un picco record di circa 523 dollari. Questo incremento riflette direttamente l’escalation dei costi dei componenti fondamentali, in particolare la memoria, il cui peso nei costi di produzione è passato dal 10% al 30% per dispositivo. L’aumento dei prezzi colpisce in modo particolare i modelli economici, rendendo i telefoni con un costo inferiore ai 100 dollari «permanentemente non sostenibili», secondo IDC.

Impatto per segmento e aree geografiche

I brand focalizzati sugli smartphone low-cost sono i più esposti a questa crisi. L’aumento dei costi e la pressione sui margini potrebbero costringere molte aziende a ritirarsi dal mercato o a ridurre significativamente i lanci di nuovi prodotti. Al contrario, aziende come Apple e Samsung, forti della loro solidità finanziaria, della capacità di assicurarsi le forniture e del posizionamento nei segmenti premium, si troveranno in una posizione competitiva più vantaggiosa.

Sul fronte geografico, le perdite più significative sono attese nel Medio Oriente e in Africa, con cali superiori al -20%. La Cina e l’Asia Pacifico (escluso il Giappone) registreranno rispettivamente flessioni del 10,5% e del 13,1%.

Le ragioni della scarsità di memoria

L’origine di questa crisi risiede nel massiccio reindirizzamento della produzione di DRAM verso le infrastrutture AI, come le memorie ad alta larghezza di banda (HBM) per server e hyperscaler. Questo fenomeno rappresenta una trasformazione strategica dell’industria dei semiconduttori.

I prezzi della memoria sono già aumentati vertiginosamente. Secondo Counterpoint Research, i prezzi potrebbero raddoppiare entro il secondo trimestre del 2026. Aziende come Samsung, avendo ridefinito la produzione verso linee più profittevoli per l’AI, hanno ridotto la disponibilità di DRAM convenzionali destinate agli smartphone.

La carenza di memoria è stata definita un vero e proprio «collo di bottiglia» nella supply chain dell’AI, con grandi player come Google, Meta e OpenAI in competizione per risorse limitate.

Strategie dei produttori di fronte alla crisi

In risposta a questa situazione, alcune aziende stanno posticipando i lanci di nuovi prodotti, riducendo le specifiche tecniche e concentrandosi su un’offerta più snella. Si prevede una spinta verso la concentrazione sul portafoglio prodotti e la fine dell’“era dello smartphone economico.”

Alcuni produttori (OEM) con la capacità di mobilitare risorse finanziarie e supply chain verticalizzate cercheranno di assorbire l’impatto. Apple, ad esempio, ha confermato effetti «minimi» sui margini nel Q4 2025, pur prevedendo una potenziale pressione nei primi mesi del 2026.

Verso un nuovo equilibrio di medio termine

IDC prevede un lento recupero a partire dal 2027 (+2%), seguito da una ripresa più robusta nel 2028 (+5,2%).

Tuttavia, il mercato non tornerà all’assetto precedente. Anche se i prezzi della memoria dovessero stabilizzarsi entro metà 2027, i livelli di costo e i nuovi equilibri competitivi rimarranno la «nuova normalità».

I consumatori dovranno abituarsi a smartphone più costosi, con una scelta ridotta nei modelli low-cost e una segmentazione più netta tra entry-level e premium. I produttori, d’altro canto, dovranno ridefinire le proprie strategie in un mercato ridotto ma potenzialmente più robusto.

La parola d’ordine per l’industria è adattamento. I brand capaci di navigare tra leva finanziaria, capacità di negoziazione sui chip e differenziazione premium emergeranno più forti da quella che IDC definisce una «crisi simile a uno tsunami» nella supply chain della memoria.

Questo rimodellamento del mercato non è un segnale episodico, ma l’inizio di una nuova fase per l’industria mobile, dove la sostenibilità dei modelli di prezzo, supply chain resilienti e posizionamento di valore diventeranno leve decisive per il successo futuro.