Lo Stato di New York si posiziona al centro del dibattito nazionale sulle infrastrutture digitali. Un progetto di legge, presentato il 6 febbraio 2026, mira a introdurre una **moratoria di tre anni** per le autorizzazioni di costruzione di nuovi data center. L'obiettivo è condurre analisi ambientali e sociali approfondite prima di autorizzare ulteriori sviluppi. La proposta, sostenuta dalla senatrice Liz Krueger e dall’assemblymember Anna Kelles, riflette la crescente preoccupazione bipartisan negli Stati Uniti riguardo ai costi energetici, al consumo idrico e all’impatto climatico dei grandi data center.
Dettagli della proposta di legge
La moratoria, denominata disegno di legge S.9144, prevede la sospensione immediata delle autorizzazioni per nuovi data center per un periodo di tre anni. Durante questo intervallo, il Dipartimento per la Conservazione Ambientale (DEC) avrà il compito di elaborare una **analisi di impatto ambientale completa**. Questa analisi dovrà valutare il consumo elettrico, i costi delle bollette, l'utilizzo delle risorse idriche, la qualità dell'aria, le emissioni di gas serra e la gestione dei rifiuti elettronici. Contemporaneamente, la Public Service Commission (PSC) dovrà esaminare gli effetti sui prezzi per utenti domestici e commerciali, proponendo misure per assicurare che i costi siano a carico dei gestori dei data center e non dei cittadini.
L'iniziativa mira a dotare lo Stato di normative chiare e basate su dati concreti per gestire lo sviluppo di infrastrutture ad alto consumo energetico. L'intento è prevenire una potenziale "bolla" che potrebbe avere ripercussioni sui consumatori e sulla rete elettrica statale, già sottoposta a notevole pressione.
Contesto: crisi energetica, clima e infrastrutture sotto stress
Il disegno di legge S.9144 si inserisce in un periodo di rapida espansione dei data center, fondamentali per supportare i servizi cloud e le applicazioni di intelligenza artificiale. Il crescente fabbisogno di energia elettrica – con New York che stima un aumento della domanda legata ai data center di 9.000 MW, quasi il doppio del fabbisogno domestico – mette a rischio l'ambizioso piano di decarbonizzazione statale, sancito dal Climate Leadership and Community Protection Act.
Inoltre, il 56% dell'energia impiegata dai data center proviene da fonti fossili, con un'intensità carbonica superiore del 48% rispetto alla media nazionale.
L'attivismo ambientalista, con oltre 230 organizzazioni tra cui Food & Water Watch, Greenpeace e Friends of the Earth, che hanno sollecitato una moratoria a livello federale, ha contribuito a creare il clima politico favorevole all'iniziativa attraverso pressioni pubbliche e sociali.
Tendenza nazionale alla sospensione delle autorizzazioni
New York si aggiunge ad almeno altri cinque Stati – Georgia, Maryland, Virginia, Vermont e Oklahoma – che hanno proposto misure analoghe. La moratoria offre un'opportunità per allineare le strategie di pianificazione territoriale con l'impegno ambientale e le esigenze dei cittadini, promuovendo un equilibrio tra efficienza e sostenibilità.
Equilibri politici e reazioni
La proposta riceve il sostegno di gruppi ambientalisti e di alcune comunità locali, preoccupate per l'elevato consumo di risorse idriche ed energetiche. Tuttavia, non mancano le critiche, specialmente da parte di esponenti del settore tecnologico e delle costruzioni, che avvertono di un possibile rallentamento della competitività di New York come hub digitale.
L'esito della normativa dipenderà dal suo iter legislativo e dal confronto con il potere esecutivo. La governatrice Kathy Hochul, pur riconoscendo la necessità di tutelare i consumatori, ha presentato un programma alternativo (“Energy NY Development”) volto a regolare l'accesso alla rete elettrica per i grandi consumatori, introducendo meccanismi di pagamento e contributi alla rete.
L'iniziativa dello Stato di New York ridefinisce il modello di sviluppo delle infrastrutture digitali, ponendo al centro la ricerca di un equilibrio tra innovazione tecnologica e responsabilità energetica e ambientale. Se approvato, il progetto potrebbe stabilire un precedente significativo nella regolamentazione dell'industria digitale, fungendo da modello replicabile in altre giurisdizioni.