Il Super Bowl LX, tenutosi a San Francisco, si è trasformato in un vero e proprio raduno per l'élite tecnologica. Tra i protagonisti attesi al Levi’s Stadium, figurano figure di spicco come Neal Mohan, CEO di YouTube, e Tim Cook di Apple, quest'ultimo ormai presenza fissa dell'evento grazie alla sponsorizzazione di Apple Music per lo show dell'intervallo.

I “presi per ultimi in palestra” sotto i riflettori

Venky Ganesan, storico venture capitalist di Menlo Ventures, ha efficacemente descritto la scena al New York Times con un'analogia pungente: “tech billionaire who got picked last in gym class paying $50,000 to pretend they’re friends with the guys who got picked first”.

Ha aggiunto, con un pizzico di autoironia, di essere stato anch'egli tra coloro che venivano scelti per ultimi in palestra. Questa metafora sottolinea come i magnati della tecnologia, un tempo ai margini, oggi investano ingenti somme per essere al centro dell'attenzione, quasi a voler recuperare un'antica esclusione sociale.

Il costo dell'accesso esclusivo

I biglietti per il Super Bowl rappresentano un bene di lusso, con un prezzo medio che si aggira intorno ai 7.000 dollari. Sebbene alcuni tagliandi siano stati rivenduti su piattaforme secondarie a partire da circa 3.600 dollari, è importante notare che solo il 25% dei biglietti viene messo in vendita al pubblico. La restante parte è destinata alle squadre della NFL, confermando l'esclusività dell'evento.

Tech, AI e business: un Super Bowl tra investimenti e marketing

Al di là del glamour sugli spalti, il Super Bowl si conferma una vetrina strategica per il settore tecnologico e per l'intelligenza artificiale. Aziende come Google, OpenAI, Anthropic, Amazon e Meta hanno investito in campagne pubblicitarie mirate a conquistare clienti nel campo dell'AI. La presenza dei rispettivi CEO, molti dei quali residenti nella Bay Area, a breve distanza dallo stadio, evidenzia l'importanza dell'evento come piattaforma di marketing e di social signaling. L'eccezione parziale è rappresentata da Andy Jassy (Amazon), che divide il suo tempo tra Seattle e Santa Monica.

Un evento raro nella Bay Area

Questo scontro al vertice tra Patriots e Seahawks segna solo la terza volta che il Super Bowl si svolge nella Bay Area.

La prima edizione si tenne nel 1985 allo Stanford Stadium, seguita da quella di dieci anni fa, sempre al Levi’s Stadium, che vide il trionfo dei Broncos sui Panthers. Ora, il Levi’s Stadium ospita nuovamente l'evento, sottolineando la sua importanza logistica e simbolica.

L'evento mette in luce tre temi centrali: il lusso e l'esclusività economica, la strategia mediatica dell'industria tecnologica e il cambiamento di prospettiva di alcuni big della Silicon Valley, che un tempo evitavano il palcoscenico del Super Bowl ma oggi ne bramano la visibilità.

In termini strategici, il Super Bowl si configura come un fenomeno di social signaling: non è più solo una partita, ma un palco globale. La tecnologia, attraverso i suoi CEO e le imponenti campagne pubblicitarie, rivendica un posto in prima fila, pagando un prezzo elevato per apparire integrata nel tessuto sportivo e culturale.

Il paragone con chi veniva scelto per ultimo in palestra, ripreso dallo stesso Ganesan, risulta una metafora efficace: l'élite tech, che fino a pochi anni fa osservava da lontano, oggi investe per sedersi tra i protagonisti.

Un cambiamento significativo: l'AI è il nuovo protagonista, il Super Bowl il suo palcoscenico ideale. Tra applausi e inquadrature, le strategie di business emergono con una forza pari, se non superiore, a quella del gioco in campo.