Il governo indiano ha compiuto un passo cruciale per rafforzare il proprio ecosistema deep tech, riconoscendo ufficialmente che le startup scientifico-tecnologiche richiedono tempi di sviluppo e capitali ben più estesi rispetto alle imprese tradizionali. Il nuovo quadro normativo, notificato all'inizio di febbraio 2026, introduce una categoria separata di deep-tech startup, con una finestra di riconoscimento fino a 20 anni e un tetto di fatturato annuo pari a ₹300 crore, quasi 3,5 volte la soglia precedente di ₹100 crore per le iniziative convenzionali.
Estensione temporale e potenziamento dei benefici
Il Department for Promotion of Industry and Internal Trade (DPIIT) ha modificato le regole, estendendo l’ammissibilità allo status di startup da 10 a 20 anni per le imprese deep-tech. È stato inoltre incrementato il tetto di fatturato a ₹300 crore rispetto ai ₹200 crore dei casi normali. Questa revisione mira a eliminare il cosiddetto “graduation cliff”, ovvero il punto in cui un progetto, pur essendo ancora in fase di maturazione, perde automaticamente lo status e i benefici ad esso collegati.
Definizione e criteri di ammissibilità
Per qualificarsi come deep-tech startup, un'impresa deve soddisfare criteri stringenti: sviluppare tecnologie basate su scoperte scientifiche o ingegneristiche, investire significativamente in R&D, possedere o pianificare di proteggere proprietà intellettuale nuova e richiedere cicli di sviluppo e capitali intensivi.
Il DPIIT esaminerà la documentazione inviata tramite il proprio portale per approvare l’ammissibilità.
Contesto e altre iniziative di supporto
Questa riforma si inserisce in una strategia più ampia. Il governo ha già stanziato un fondo pubblico per la ricerca, sviluppo e innovazione (RDI) da ₹1 lakh crore, con l'obiettivo di fornire finanziamento paziente per iniziative deep-tech. È inoltre attiva l’India Deep Tech Alliance, una coalizione privata di venture firm che affianca fondi pubblici nella crescita del settore.
Reazioni dall’industria e impatto atteso
Gli investitori hanno accolto favorevolmente questa svolta. Vishesh Rajaram (Speciale Invest) ha osservato che riconoscere la differenziazione del deep-tech riduce attriti nei round di follow-on e permette un’interazione più sostenibile con lo Stato.
Secondo Pratik Agarwal (Accel), l’allungamento del ciclo di riconoscimento aumenta la fiducia degli investitori, segnalando un impegno di politica industriale sul lungo termine.
Al contempo, il gap di finanziamenti rimane evidente: nel 2025, le startup deep-tech in India hanno raccolto $1,65 miliardi, in crescita rispetto agli $1,1 miliardi dei due anni precedenti. Si tratta tuttavia di una frazione rispetto ai $147 miliardi del mercato USA o gli $81 miliardi della Cina.
Implicazioni strategiche per il futuro
La novità normativa fornisce un messaggio chiaro: l’India è pronta a sostenere la costruzione di imprese high-tech che necessitano di orizzonti temporali prolungati. Allineando il supporto pubblico alle esigenze di capitali e tempo tipiche della deep-tech, il paese punta a trattenere talenti, attrarre capitali e favorire la crescita di progetti con elevato potenziale strategico.
Nel complesso, la riforma rappresenta una mossa significativa verso la volontà di far evolvere il sistema startup indiano da mera adozione a centro di innovazione tecnologica. Sebbene il finanziamento rimanga una sfida, la combinazione di riconoscimento prolungato, politiche ad hoc e fondi pubblici-privati crea un terreno più fertile per la nascita di campioni deep-tech made in India.