Una scossa significativa ha investito xAI: sei dei dodici membri fondatori dell’azienda hanno annunciato le proprie dimissioni, segnando una perdita pari al 50% del suo nucleo iniziale. Questo esodo arriva in un momento cruciale, mentre l’azienda si prepara a integrarsi con SpaceX e affronta la prospettiva di una quotazione entro i prossimi mesi.
Il quadro delle dimissioni
Il 10 febbraio 2026, Yuhuai (Tony) Wu, co-fondatore e responsabile del team di ragionamento, ha comunicato via X che "è tempo per il mio prossimo capitolo" e che un "piccolo team armato di IA può scalare montagne".
Il giorno successivo, è toccato a Jimmy Ba lasciare l’azienda, ringraziando Musk per il percorso condiviso e definendo il momento come un’occasione per "ricalibrare il mio gradiente sul quadro generale".
Questi due addii hanno portato a sei il totale dei co-fondatori usciti: prima di Wu e Ba avevano già lasciato Kyle Kosic (approdato a OpenAI nel 2024), Christian Szegedy (febbraio 2025), Igor Babuschkin (agosto 2025) e Greg Yang (gennaio 2026, per motivi di salute).
Contesto e tensioni interne
La rapidità e il numero delle uscite suggeriscono che non si tratti di una normale evoluzione aziendale, ma di segnali di una possibile crisi organizzativa. In piena fase di integrazione con SpaceX e nell’imminenza di un IPO, la defezione di metà del team fondatore non è trascurabile.
Le fonti indicano inoltre che pressioni interne importanti, legate all’esigenza di recuperare terreno nella corsa all’IA contro OpenAI e Anthropic, stiano producendo frizioni. I problemi riguardano funzionalità problematiche dei prodotti – come il chatbot Grok e lo strumento di generazione immagini – e promesse tecniche difficili da mantenere.
Spinta all’IPO e rischi per il futuro
L’imminente IPO, attesa nei prossimi mesi, aumenta la posta in gioco: è alta la necessità di stabilità operativa e fiducia da parte degli investitori. In questo scenario, la fuga di talenti chiave può erodere la percezione di solidità dell’azienda.
La fusione con SpaceX, parte della strategia di Elon Musk per creare un conglomerato del valore stimato tra 1,25 e 1,5 trilioni di dollari, intensifica ulteriormente le pressioni organizzative.
Un contesto quindi in cui le dimissioni non sono solo individuali, ma specchio di dinamiche più profonde.
Il ruolo dei co‑fondatori e la fragilità strutturale
I membri usciti avevano ruoli strategici: Babuschkin guidava l’ingegneria e ora ha fondato un fondo di venture capital orientato all’AI safety; Szegedy era figura chiave nella ricerca; Ba era centrale nella sicurezza, nella ricerca e nelle iniziative enterprise; Wu guidava la struttura di ragionamento.
La partenza simultanea di figure con ruoli complementari nella leadership tecnica lascia un vuoto significativo, che richiederà rapida ricomposizione interna o ricerca esterna per mantenere slancio su progetti complessi come Grok e infrastrutture orbitanti.
In assenza di un piano chiaro di successione o rinnovamento dei vertici tecnici, la reputazione di xAI rischia di indebolirsi nel panorama competitivo dell’IA.
Il trend è inoltre osservato con attenzione in ambienti tecnologici: un CEO che perde metà del team fondatore mentre prepara l’azienda a una IPO è un segnale che spinge a interrogarsi sul clima interno e sulla capacità di attrarre e trattenere talenti nel lungo termine. La situazione rappresenta dunque un banco di prova per la resilienza organizzativa di xAI: mantenere la competitività tecnologica non basterà, se non si preserva l’intelaiatura originaria che l’ha fondata.