Nel contesto digitale attuale, la regolamentazione dell’uso dei social media da parte dei minori sta subendo una rapida evoluzione normativa. A marzo 2026, diversi governi stanno imponendo limiti d’età rigorosi per proteggere i giovani dai rischi online, tra cui contenuti dannosi, cyberbullismo, dipendenza digitale e sfruttamento.

Indonesia: il vincolo su piattaforme ad alto rischio

Il 6 marzo 2026, il Ministero della Comunicazione e degli Affari Digitali dell’Indonesia ha promulgato un regolamento che vieta ai minori di 16 anni di possedere account su piattaforme considerate ad alto rischio, tra cui YouTube, TikTok, Facebook, Instagram, Threads, X, Bigo Live e Roblox.

L’implementazione avverrà gradualmente a partire dal 28 marzo, con una distinzione tra piattaforme a rischio più basso (accessibili ai minori dai 13 anni) e quelle ad alto rischio, riservate ai maggiori di 16 anni. Le sanzioni colpiranno i provider non conformi. L’Indonesia ha inoltre ispezionato gli uffici locali di Meta per verificare la gestione dei contenuti dannosi, evidenziando scarsa conformità alle normative nazionali. Questi interventi riflettono la crescente pressione sui governi per intervenire in una sorta di “emergenza digitale” che minaccia il futuro dei più giovani.

India: il caso dello Stato del Karnataka

Sempre il 6 marzo 2026, lo Stato indiano del Karnataka ha annunciato l’intenzione di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni.

Non sono stati forniti elementi sull’applicazione o sui meccanismi di verifica, e mancano consultazioni pubbliche. Organizzazioni come l’Internet Freedom Foundation hanno avvertito che tali misure, se generiche, potrebbero limitare l’accesso a informazioni essenziali e aggravare il divario digitale di genere. Studi indipendenti rimarcano che una regolamentazione efficace richiede verifiche d’età rispettose della privacy e basate su evidenze.

Australia: il modello già operativo

L’Australia è stata la prima al mondo a implementare, a dicembre 2025, un divieto d’uso dei social media per i minori di 16 anni. Le piattaforme coinvolte includono Facebook, Instagram, Snapchat, Threads, TikTok, X, YouTube, Reddit, Twitch e Kick.

Le sanzioni possono arrivare fino a 49,5 milioni di dollari australiani per mancata compliance. Finora, sono stati rimossi circa 4,7 milioni di account giudicati appartenenti a minorenni, e Meta da sola ha disattivato oltre 500.000 account in una settimana. Queste cifre evidenziano l’impatto concreto della normativa, ponendo l’Australia come benchmark sul piano operativo.

Europa: tra approvazioni e proposte

In Francia, l’Assemblée Nationale ha approvato il 26 gennaio 2026 una legge che vieta ai minori di 15 anni l’accesso ai social media all’interno del territorio nazionale. Il testo impone misure di verifica dell’età e amplia la responsabilità degli algoritmi e dei servizi di messaggistica nel proteggere i minori.

Il provvedimento passa ora al Senato. In Danimarca, a novembre 2025 è stato concordato un divieto per chi ha meno di 15 anni, con una possibile eccezione per chi ha il consenso dei genitori (minimo 13 anni); la legge potrebbe entrare in vigore a metà 2026. In Spagna, il Primo Ministro ha annunciato l’intenzione di vietare i social per i minori di 16 anni, richiedendo sistemi di verifica dell’età e introducendo la responsabilità diretta dei dirigenti di piattaforme per contenuti d’odio o illegali. In Portogallo, un disegno di legge del 12 febbraio 2026 prevede che i minori di 13 anni non possano creare account social, mentre quelli tra 13 e 16 anni possano farlo solo con il consenso parentale espresso e verificato tramite “Digital Mobile Key”.

Altri Paesi in movimento

Molti Stati in Europa (Germania, Grecia, Slovenia) e Asia (Malaysia) stanno valutando provvedimenti simili. In Malaysia, la legge online sulla sicurezza richiederà alle piattaforme di implementare l’eKYC per vietare l’accesso agli under 16. Anche Germania e Grecia stanno studiando modelli analoghi, mentre l’UE ha proposto un’età minima uniforme a 16 anni per tutti i social, consentendo ai minori tra 13 e 16 anni l’accesso con consenso genitoriale.

La tendenza globale è netta: si afferma l’idea di una “quota digitale” minima per l’accesso autonomo ai social media, con una forbice tra 13 e 16 anni, spesso soggetta a verifica o consenso genitoriale. Questo approccio risponde alla crescente preoccupazione per la protezione psicologica, la sicurezza e il benessere dei minori nel mondo digitale.

Le sfide restano: sbilanciamento tra protezione e accesso all’informazione, questioni di privacy nell’uso di soluzioni di verifica d’età, e l’efficacia di normative che si scontrano con la natura globale delle piattaforme digitali. L’Europa, in particolare, potrebbe consolidare un modello normativo unitario e d’impulso.