Spotify potenzia il controllo dell’utente sul proprio algoritmo musicale con l’introduzione della possibilità di modificare attivamente il Taste Profile. L’annuncio è stato effettuato il 13 marzo 2026 dal co‑CEO Gustav Söderström durante il festival SXSW. Per la prima volta, gli ascoltatori potranno visualizzare e intervenire sul modello delle proprie preferenze attraverso comandi in linguaggio naturale, influenzando così le raccomandazioni future sul loro feed musicale.
Funzionalità innovative e disponibilità iniziale
La nuova opzione sarà inizialmente disponibile in fase beta per gli utenti Premium in Nuova Zelanda.
Spotify integra in un’unica schermata musica, podcast e audiolibri ascoltati, offrendo una visione completa dei consumi. Gli utenti potranno modificare il proprio taste profile inviando comandi naturali, del tipo “voglio più di questo vibe”, e la homepage dell’app si adeguerà di conseguenza, proponendo suggerimenti più coerenti con i gusti attuali.
Logica evoluta rispetto all’esclusione manuale
Finora, Spotify consentiva esclusivamente di escludere manualmente brani o playlist dal profilo gustativo, spesso con scarsa visibilità e un effetto limitato. Questo approccio generava frustrazione, specialmente in contesti condivisi (famiglia, contenuti per bambini, suoni per dormire). La nuova funzione va oltre, introducendo un’interazione diretta.
Questo evita che ascolti occasionali contaminino playlist personalizzate come Discover Weekly, Made For You o Wrapped.
Un percorso iniziato nel 2025
La roadmap verso questo livello di controllo è iniziata nell’ottobre 2025, quando Spotify ha introdotto l’esclusione di singoli brani — e non solo playlist — dal proprio taste profile. Questa funzionalità è stata resa disponibile per utenti Free e Premium a livello globale, migliorando la precisione delle raccomandazioni ed evitando che ascolti non rappresentativi (ad esempio musica per bambini o suoni ambient) influenzassero permanentemente l’algoritmo.
Trend verso l’esperienza personalizzata conversazionale
Il nuovo editing tramite prompt in linguaggio naturale rappresenta un avanzamento significativo nel trend della personalizzazione conversazionale.
Spotify si allinea così ad altre piattaforme che stanno adottando interfacce AI‑driven, offrendo un contatto diretto con l’algoritmo invece di far dipendere il controllo esclusivamente dall’attività implicita dell’utente.
Implicazioni per utenti e strategie editoriali
Per l’utente, questa evoluzione promette un’esperienza più pertinente, evitando che scelte involontarie stravolgano le raccomandazioni. Dal punto di vista strategico, l’interfaccia conversazionale potrebbe aprire a nuove modalità di editing del profilo, rafforzando il legame tra ascoltatore e algoritmo attraverso un sistema trasparente e partecipativo. Ciò favorirebbe inoltre un engagement di qualità.
Nel complesso, questa novità conferma l’orientamento di Spotify verso la redistribuzione del potere algoritmico: non è più solo l’AI a decidere, ma l’utente ha ora strumenti espliciti per orientare – in linguaggio umano – ciò che desidera ascoltare.