Una giuria federale di Oakland ha emesso un verdetto unanime contro Elon Musk il 18 maggio 2026, respingendo tutte le accuse mosse nei confronti di OpenAI, Sam Altman e Greg Brockman. La decisione è stata motivata dal fatto che Musk ha depositato la sua causa oltre il termine previsto dalla legge, la cosiddetta statute of limitations, rendendo ogni rilievo sostanziale invalido. Il ritardo nella denuncia ha dunque prevalso su qualsiasi tentativo di dimostrare un presunto tradimento della missione originaria della fondazione.

La debolezza della causa di Musk

Il verdetto ha confermato quanto emerso nel corso del processo: la causa intentata da Musk si è rivelata debole sotto il profilo legale, principalmente a causa della sua presentazione tardiva. Gli avvocati di OpenAI hanno dettagliato punto per punto come la legge fosse dalla parte dei loro assistiti, mentre il team del querelante si è concentrato sulla presunta mancanza di credibilità di Sam Altman. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers aveva già espresso la sua prontezza ad accogliere il verdetto.

Retroscena e conflitti di interesse emersi in aula

Durante il dibattimento sono emersi episodi significativi che hanno gettato luce sulle dinamiche interne. Nel 2017, Musk avrebbe richiesto a Greg Brockman di trasferire un team di ricercatori di OpenAI – tra cui Andrej Karpathy, Ilya Sutskever e Scott Grey – presso la sede di Tesla per assistere il team Autopilot.

Tale collaborazione, avvenuta senza alcun rimborso da parte di Tesla, fu descritta da Brockman come una richiesta a cui “era chiaro che non potevamo dire di no”. Questo utilizzo diretto di risorse, con obiettivi apparentemente divergenti rispetto alla missione originaria di OpenAI, ha sollevato interrogativi. Dorothy Lund, professoressa di diritto alla Columbia Law School, ha commentato che tale arrangiamento rendeva la posizione legale di Musk “un po’ ricca” nel contestare un presunto abuso di fiducia caritatevole, considerando che egli stesso sembrava aver deviato risorse in modo non coerente con quella missione.

Implicazioni e tensioni nel settore AI

Il verdetto rappresenta una vittoria significativa per OpenAI, che ora può proseguire nel suo percorso verso una potenziale IPO, stimata tra le più consistenti della storia con una valutazione di mercato di 852 miliardi di dollari.

Tuttavia, il processo ha anche messo in evidenza le rivalità personali e le tensioni di potere che caratterizzano l'attuale panorama dell'intelligenza artificiale. Esperti del settore hanno descritto il caso come un “microcosmo” delle frizioni tra chi sviluppa queste tecnologie e chi ne subisce l'impatto.

Sebbene la causa si sia conclusa su una questione puramente procedurale, ha impresso all'intero settore tecnologico e all'opinione pubblica l'immagine di leader meno animati da ideali di “salvezza dell'umanità” e più da motivazioni di profitto e controllo personale. La battaglia legale di Musk contro OpenAI, annullata per un errore temporale decisivo, lascia in primo piano questioni ben più profonde: il bilanciamento tra missione pubblica e interessi privati, il ruolo dei fondatori miliardari nello sviluppo dell'intelligenza artificiale e la fragilità della narrativa idealistica che ha accompagnato la nascita di OpenAI. Le tensioni emerse durante il processo continueranno probabilmente a influenzare il futuro dell'AI.