L’IPO di SpaceX, valutata 75 miliardi di dollari e profondamente over-subscribed, riflette un entusiasmo in gran parte alimentato dalla reputazione di Elon Musk. Questo accade nonostante i dubbi sulla crescita sostenibile, le perdite correnti e il comportamento pubblico del CEO, spesso considerato non convenzionale.

Dietro questa frenesia di mercato, tre progetti tecnologici radicali – i cosiddetti “hard-tech moonshots” – incarnano le ambizioni concrete con cui SpaceX cerca di legittimare la propria offerta. Questi pilastri sono i data center orbitali, la mega-fabbrica di chip Terafab, e un sistema di lancio riutilizzabile basato sulla navicella Starship.

Data Center Orbitali: L'Era della Space AI

SpaceX sta progettando satellite-data center, denominati AI1, che saranno dotati di 150 kW di potenza di calcolo e pannelli solari estesi, raffreddati da radiatori doppi orientati verticalmente. Questi verranno prodotti in un impianto gigasat da 11 milioni di piedi quadrati in Texas. L’obiettivo è raggiungere 1 GW all’anno di capacità di calcolo spaziale entro la fine del 2027, con l'ambizione di scalare rapidamente a 10 GW in meno di tre anni e 100 GW in tre-quattro anni.

L’azienda mira a dimostrazioni operative già entro la fine del 2027, anticipando i termini previsti, e sostiene di essere l’unica con una “path commerciale sostenibile” per questo tipo di infrastrutture orbitali.

Terafab: La Sfida del Chipmaking Integrato

Per alimentare i suoi data center orbitali, SpaceX ha lanciato il progetto Terafab, in partnership con Tesla e xAI. L'iniziativa prevede la costruzione di un impianto per la produzione di chip avanzati, con un investimento iniziale stimato tra 55 e 119 miliardi di dollari. L’obiettivo è produrre chip per 100-200 GW all’anno sulla Terra e raggiungere un terawatt per il calcolo spaziale entro il prossimo decennio.

L’impianto prevede l’impiego della tecnologia Intel 14A, con Tesla che gestirà un fab per la ricerca e sviluppo (R&D) e SpaceX focalizzata sulle produzioni in volume. Tuttavia, esperti del settore definiscono questa ambizione altamente irrealistica, data l’assenza di esperienza precedente nella produzione di chip così avanzati.

Inoltre, la stessa SpaceX ammette che, in caso di fallimento di Terafab, potrebbe faticare a ottenere una fornitura sufficiente di chip per i data center orbitali.

Starship: Il Vettore per l'Orbita Economica

Il terzo pilastro, forse il più tangibile finora realizzato da SpaceX, è la riusabilità spinta del razzo Starship. Questa tecnologia è considerata la chiave per lanciare i chip in orbita a costi accessibili. Tuttavia, i test recenti non hanno ancora confermato la completa riusabilità rapida: inizialmente solo il booster sarà riutilizzabile, il che potrebbe aumentare i costi della strategia globale, nonostante il successo tattico del test.

L'IPO tra Ambizione e Valutazioni

Due analisi indipendenti, presentate in occasione dell’IPO, profilano valutazioni molto inferiori a quella proposta dagli underwriter.

Morningstar assegna a SpaceX una valutazione intorno a 825 miliardi di dollari, mentre Damodaran suggerisce 1,2 trilioni. Queste cifre si confrontano con i circa 1,8 trilioni ipotizzati dalla banca d’affari. La significativa differenza viene interpretata come un’opzione call da 72 USD per azione sulla riuscita dei data center orbitali e altri elementi futuristici.

È evidente che la narrativa dietro l’IPO fa leva su una visione grandiosa e futuribile: un’infrastruttura artificiale spaziale, chip autoprodotti su scala industriale e sistemi di lancio rivoluzionari. Il successo finanziario, tuttavia, dipende dall’implementazione di tecnologie ancora tutte da dimostrare.

In definitiva, SpaceX sta proponendo una visione epica: trasformare idee da fantascienza in realtà industriale. L'acquirente dell'IPO acquista anche questa ambizione – un prezzo elevato da sostenere solo se i tre “moonshot” si dimostreranno realizzabili.