In una mossa inattesa che potrebbe ridefinire il rapporto tra governo e industria tecnologica, l'amministrazione del presidente Donald Trump sta esplorando l'idea di acquisire partecipazioni azionarie in importanti aziende di intelligenza artificiale, tra cui OpenAI. L'obiettivo dichiarato è permettere al popolo americano di beneficiare direttamente dei profitti generati dall'ascesa dell'IA, trasformando i cittadini in veri e propri partner nell'economia digitale. Il presidente Trump ha definito questa prospettiva un concetto “bello”, in cui “pezzi potrebbero essere dati al popolo americano”.

L'idea del “Public Wealth Fund” e il ruolo di Sam Altman

Questa iniziativa non è del tutto nuova. OpenAI ha proposto la creazione di un “Public Wealth Fund”, un fondo i cui rendimenti potrebbero essere distribuiti direttamente ai cittadini. L'intento è garantire un accesso più equo ai benefici della crescita guidata dall'IA, indipendentemente dalla ricchezza iniziale o dall'accesso al capitale. Il CEO di OpenAI, Sam Altman, avrebbe discusso questa proposta con l'amministrazione Trump già da oltre un anno, presentandola anche come parte di un possibile “AI New Deal”.

Un approccio inedito per l'amministrazione Trump

L'idea di un investimento pubblico in aziende private ad alta tecnologia rappresenta una netta inversione rispetto alla tradizionale visione trumpiana, che solitamente mira a minimizzare l'intervento statale nell'economia.

Questo approccio risuona piuttosto con alcune proposte della sinistra, come quella del senatore Bernie Sanders. Sanders ha avanzato l'ipotesi di una tassazione unica del 50% in azioni per le principali aziende del settore, tra cui OpenAI, Anthropic e xAI, per dar vita a un fondo sovrano collettivo. L'obiettivo di Sanders sarebbe “dare al pubblico un ruolo diretto nel determinare il futuro di questa tecnologia” e “garantire che i trilioni di dollari potenzialmente generati dall'IA siano usati per migliorare le vite di tutti”.

Il precedente di Intel e l'estensione all'IA

Il modello di partecipazione governativa non è completamente senza precedenti per l'attuale amministrazione. L'anno scorso, l'esecutivo acquisì una partecipazione del 10% nel produttore di chip Intel, un'operazione che ha segnato una rottura con le consuete regole che separano governo e imprese private.

Ora, a distanza di mesi, lo schema sembra voler essere replicato, seppur in forma potenzialmente meno invasiva, su larga scala nel settore dell'intelligenza artificiale.

Tempistiche e interlocutori chiave

Il presidente Trump ha indicato che i “principali” attori del settore IA, tra cui OpenAI, Anthropic, SpaceX e Google, saranno convocati alla Casa Bianca per discutere di questi possibili investimenti pubblici. Il CEO Sam Altman avrebbe sostenuto l'idea di una partecipazione governativa nelle principali aziende di IA fin dall'inizio del 2025, discutendone anche in incontri al Congresso.

Implicazioni e i rischi di una “fusione corporate-government”

L'investitore David Sacks, che ha recentemente lasciato il suo ruolo di “czar” per AI e cripto nell'amministrazione Trump, ha messo in guardia su questo approccio.

Sacks ha sostenuto che tale mossa potrebbe “accelerare la fusione corporate-government” già in atto, riducendo la distinzione tra governance statale e industria tecnologica. Al contrario, il senatore Bernie Sanders promuove questa via come uno strumento per “dare al pubblico un ruolo diretto nel determinare il futuro di questa tecnologia” e “garantire che i trilioni di dollari potenzialmente generati dall'IA siano usati per migliorare le vite di tutti noi”.

Un cambio di paradigma nella politica verso l'IA

Questa iniziativa segna un cambio significativo nella politica americana verso l'intelligenza artificiale. Da un approccio che in passato aveva visto l'amministrazione Trump smantellare alcune iniziative di regolamentazione, si passa a una strategia attiva di compartecipazione economica e di potenziale distribuzione dei profitti generati dalla tecnologia.

In un mercato che si prepara a offerte pubbliche iniziali (IPO) miliardarie, l'entrata dello Stato potrebbe ridefinire gli equilibri di potere tra innovazione e inclusione.

La proposta evoca i meccanismi dei fondi sovrani già attivi in paesi come Norvegia, Singapore o gli Emirati Arabi Uniti, che investono parte dei profitti realizzati in progetti di utilità pubblica o in reinvestimenti strategici. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se questa iniziativa si tradurrà in un cambio di paradigma reale nell'industria tecnologica degli Stati Uniti, trasformando il successo dell'IA da mera fonte di arricchimento privato in una leva di ricaduta economica collettiva.