Ogni anno inesorabilmente ha le sue tendenze, i suoi tic, le sue mode imperanti, e quelle che stanno dominando il panorama italiano e non, sono in particolare due: i cosiddetti 'selfie' per le ragazze e la barba curata per i ragazzi. Entrambe le mode in questione sono destinate a continuare almeno fino a settembre, raggiungendo il picco nella stagione estiva. Qui di seguito, analizziamo la nascita, le motivazioni, le influenze e le conseguenze di ambedue le tendenze, soffermandoci in particolare sul lato psico-sociologico.
''Selfie'' è una parola divenuta così di utilizzo quotidiano da essere classificata dall'Oxford English Dictionary, il più importante dizionario a livello mondiale. Ecco come viene definito dall'istituzione: '' Fotografia fatta a sè stessi, di solito scattata tramite uno smartphone o una webcam e dopo condivisa sui social media ''. Infatti si tratta di un auto-scatto che viene postato sui vari Facebook, Twitter e Instagram, magari dopo aver modificato l'immagine con qualche effetto artistico come "seppia" o "sfocato".
A farsi i 'selfie' sono soprattutto donne, prendendo esempio dalle vip, le quali con la scusa di farsi qualche fotografia col telefonino, donano ai follower scatti privati spesso bollenti. A volte però i selfie finiscono per mostrare le celebrità con i loro difetti in quanto loro non sono truccate e non ci sono fotografi professionisti o il 'magico' software Photoshop ad aggiustare la situazione. A tal proposito, la celebre showgirl Belèn Rodriguez spiega come fare un selfie, affermando: "Non bisogna inquadrarsi dal basso e bisogna prestare attenzione che lo smartphone sia più in alto del viso. Fare tutto senza fretta e controllare la luce".
La moda 'selfie' inizialmente si limitava a diffondere scatti normali, ma dopo col boom i selfie sono divenuti molto narcisisti, fino ad arrivare alla volgarità. Il filosofo Alessandro Alfieri spiega i selfie così: "La tecnica dell'autoritratto esiste da quando è nata la fotografia, ma ora va di moda perché si realizza facilmente con l'ausilio dei piccoli dispositivi sempre connessi al Web. Bisogna però capire qual è la dinamica sociologica che invoglia al selfie. Sicuramente indica una forte volontà degli individui di comunicare al mondo: io sono qui e sto facendo questo''.
Nel 2013, il Museum of Modern Art ('MOMA' a New York) ha indetto una mostra chiamata ''Art in Translation: Selfie, The 20/20 Experience'', evento in cui i visitatori della struttura hanno potuto usufruire di una macchina fotocamera digitale in modo da immortalare sè stessi in un grande specchio. Quella del selfie sta diventando nei mesi non solo una moda bensì una vera e propria 'corrente' in grado di trascinare sempre più persone e influenzare il mondo di Internet, del (digital) marketing e della pubblicità. Pensate che addirittura sono nati programmi e software con la sola funzione di condividere Selfie, come ad esempio ''Facefeed'' e ''Shots of me''. L’esibizionismo in Rete non ha più freni e impazza, pare si sia smarrito lo spazio dell’intimità e ogni momento debba per forza essere immortalato e messo in mostra, senza pudore e senza limiti, ad amici, fan e follower nelle trame del Web. Prima della consacrazione dei social network, l’auto-scatto fotografico era una pratica sostanzialmente privata, le immagini restavano accantonate negli hard disk o nelle schede di memoria. Ma con l'emergere delle comunità online e il boom nell'uso degli smartphone con relativi software e siti di condivisione di foto, la situazione è cambiata.
L'exploit dei selfie ha aperto un grande dibattito sociologico su tematiche quali la rappresentazione, l’immagine, il narcisismo, l’ossessione per la bellezza a tutti i costi. Il tema centrale è per molti la condivisione delle immagini, e in quest’ottica i selfie sono quasi l’opposto del narcisismo. Infatti, si mettono nei social network per trovare conferme e rassicurazioni da parte degli altri, e dunque non per il piacere individuale, per comunicare agli altri dove e con chi si è e per testimoniare un evento. Non a caso, la stragrande maggioranza dei selfie è scattata in vacanza, o durante un party. Potremmo dire che il selfie è narcisistico soltanto nella misura in cui rivela una parte di sè stesso. Il selfie rappresenta una sorta di diario visivo, ovvero una maniera per celebrare la nostra esistenza e per provare di essere stati in qualche determinato posto.
Ora passiamo alla tendenza maschile. Da sempre la barba è ritenuta icona sia di virilità che di saggezza: si pensi che gli assiri spalmavano sostanze sui peli della barba per renderla lucida, e nel MedioEvo essa veniva fatta crescere per essere temuti. Soltanto nel Novecento, la barba sparirà e si punterà a radersi togliendo ogni traccia di peli. Ma adesso la tendenza della moda spinge ad avere di nuovo una barba 'determinata'. Il fenomeno è stato veicolato dai tanti vip (attori, fotomodelli e personaggi sportivi) che la portano come una perfetta arma di seduzione in film e campagne pubblicitarie presenti sulle riviste di moda.
Per molti versi, la moda della barba è come quella dei tattoo. Infatti, all'inizio Inizialmente solo attori hollywoodiani e calciatori si prendevano questi sfizi, successivamente la tendenza si è diffusa a macchia d'olio. Tra le cose positive della barba annoveriamo: senso (ritrovato) di virilità, fantasia artistica, saggezza, e nasconde difetti. Dunque, il maschio dal volto pulito, della tipologia 'acqua & sapone', quindi privo di barba non rappresenterebbe più il prediletto dal gentil sesso, cosa che incentiva gli uomini addirittura a sottoporsi a costosi interventi di trapianto dei peli sul volto, magari su consiglio delle proprie mogli o fidanzate.
Pare infatti che le donne apprezzino parecchio gli uomini barbuti e dall’aspetto al contempo curato, particolare che avrebbe condotto in un sol anno ad effettuare oltre quattromila interventi chirurgico-estetici al fine di rendere più folta la barba, come riporta l’ ''International Society of Hair restoration'' britannica. Bisogna comunque chiarire bene il concetto di 'barba incolta': infatti, se si parla di 'incolta' non ci stiamo riferendo a una barba dura di quaranta centimetri di lunghezza bensì di una barba curata ogni 3-4-5 giorni. Prestate attenzione anche al pizzetto, che va tenuto ben definito e corto; idem per i baffi, i quali se tenuti troppo lunghi comunicano l'immagine di una persona trasandata. La barba lunga viene da decenni correlata a gente anti-conformista e/o intellettualoide, bisogna stare attenti però a non passare per uomini che trascurano sè stessi.
Per motivazioni di formalità negli ambiti professionali e di ordini al femminile della serie 'tagliati la barba sennò mi pungi', il desiderio di avere la barba è stato per decenni un sogno represso di tanti maschietti. Ma come detto, ultimamente il trend pare essere cambiato, e stando a un recente sondaggio condotto dall'agenzia di mood marketing communication 'Found!' ben 8 donne su 10 preferiscono l’uomo che si contraddistingue con una barba incolta. Secondo le donne intervistate per il sondaggio britannico, il sex symbol deve avere un fascino tenebroso caratterizzato dalla barba un pò folta ma tassativamente curata.