Non è certamente la prima volta che se ne parla e certamente non sarà l'ultima questa di Gomorra, la serie televisiva tratta dal best seller di Roberto Saviano, giunta ieri al giro di boa delle reti generaliste prima di continuare con il suo iter produttivo con la seconda stagione che andrà in onda su Sky Atlantic nella primavera di quest'anno. Quello della serie televisiva di Sky è un prodotto ben diverso dal docufiction style che Matteo Garrone portò al cinema (anche in quel caso il successo internazionale fu enorme), questa volta siamo di fronte a un prodotto votato molto, leggasi quasi esclusivamente, ad intrattenere un pubblico abituato a ficton di alto livello e lontano, quindi, dalla voglia di denunciare una realtà latente che affligge uno dei posti più belli del mondo.

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Gomorra La serie riesce persino a staccarsi dall'altra serie che Sky produsse sulla malavita italiana, e anche quella volta tratta da un best seller, Romanzo criminale. La differenze tra le due produzioni è evidente più secca e hollywoodiana la prima, più "italiana" la seconda.

Uno stile america che ritroviamo anche nella creazione del cast tecnico guidato da tre registi: Stefano Sollima (Romanzo Criminale la serie), Cristina Comencini (Lo Spazio Bianco) e Claudio Cupellini (Lezioni di cioccolato). Senza voler ripetere quanto detto da altri e senza voler svelare più di tanto la trama, per quanti abbiano cominciato a seguire la serie ieri sera, posso dire che la storia è perfetta: una famiglia camorrista che tenta di resistere agli attacchi esterni e interni che vengono sferrati dai rivali, stato compreso. Perfetto il cast artistico, pluripremiato nel mondo, tra cui spiccano Marco D'Amore (Ciro Di Marzio) Fortunato Cerlino: (Pietro Savastano) Salvatore Esposito (Genny" Savastano) Maria Pia Calzone (Donna Imma).

Tutto perfetto allora? No, non direi. Guardando la serie televisiva nel suo complesso si ha idea che sopra alle spettacolari scene d'azione, al montaggio serrato, ai dialoghi ben recitati e ai giochi di potere la cortina dello "show" sia fin troppo pesante, tanto da far passare spesso in secondo piano la voglia di raccontare le dinamiche della malavita e il "cancro" che affligge zone come Scampia e dintorni.

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Un prodotto, insomma, che si discosta troppo dalla sua origine, troppo da quel romanzo/inchiesta che rivelò al mondo, se ce ne fosse stato ancora bisogno, il marciume che covava sotto l'ombra del Vesuvio e che cambiò per sempre Napoli e la camorra.

Passi che la serie mostri una camorra camminare ostentando equilibrio su un filo, passi che la mostri impaurita dallo Stato e dalla polizia, passi che inquadri la popolazione della periferia napoletana quasi "costretta" a rivolgersi alla camorra per ottenere ciò che dovrebbe essere di suo diritto, Gomorra la serie tratta dal best seller di Roberto Saviano, specie nella seconda metà, perde quella sua carica esplosiva tradendo spudoratamente gli episodi pilota.