Dodici puntate da ieri sera 21 novembre - ore 21.25 ogni lunedì su Rai 1 - per la serie tv di Rai Cinema "La mafia uccide solo d'estate" tratto dal fortunatissimo film omonimo del 2013 interpretato e diretto da Pif. Ora con la regia di Marco Ribuoli, Pierfrancesco Diliberto (Pif) ne firma la sceneggiatura, con Michele Astori e Michele Pellegrini, ed è anche voce narrante. Qui il padre del piccolo Giammarresi - Edoardo Buscetta - è interpretato da Claudio Gioè, mentre la madre, un'insegnante precaria, da Anna Foglietta. Massimo, lo zio femminaro - forestale nullafacente - ha il volto di Ferdinando Scianna, mentre Nicola Rignanese è Boris Giuliano, capo della mobile di Palermo.

Il padre del piccolo Salvatore, impiegato statale idealista, assiste all'omicidio di un poliziotto e diventa quello che a Palermo è l'unica cosa peggiore della morte: un testimone. Il piccolo Salvatore nel 1979 è innamorato di Alice, ma dovrà separarsi da lei perché l'intera famiglia dovrà scappare da Palermo.

Nella fiction - anche il soggetto è di Pif - c'è tutta la sua visione civile che a differenza di altre voci siciliane riesce a calare con un ritmo quasi caricaturale, che però restituisce con una leggerezza di tono la drammaticità del fenomeno mafioso. Gli anni '70 in cui è ambientata la serie vengono ricostruiti meticolosamente: se ne respira quasi l'aria. La Palermo che di lì a poco sarà nelle mani di Ciancimino e di Toto Riina appare ancora nella sua luminosità e c'è un'ingenuità di fondo.

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Il padre di Salvatore è turbato nella coscienza e vorrebbe riferire a Giuliano quello che ha visto. Ma mentre in città manca l'acqua la mafia ha già ramificazioni in tutti gli strati e le professioni della città ed aumentano le uccisioni. Ma per lo zio Massimo a Palermo la mafia non esiste: "si uccide per le femmine". L'impressione è che ci troviamo di fronte ad un buon prodotto che potrà avere un suo pubblico e muovere le coscienze visto che la mafia è ancora un problema lungi dall'essere risolto. Pif vuole esserne un nuovo testimone.