'C'è chi dice no', la celebre canzone della rockstar emiliana Vasco Rossi, è diventata lo slogan usato dal senatore grillino Gianluigi Paragone per annunciare il suo voto contrario alla vigilia della votazione sulla piattaforma Rousseau, strumento on line di democrazia diretta dei pentastellati, attraverso il quale oggi gli iscritti si sono pronunciati in maniera quasi plebiscitaria, con oltre il 79% dei si, a favore dell'avvio di un governo giallo-rosso.

La trovata di Paragone ha fatto a dir poco infuriare il cantautore di Zocca che in sostanza gli ha detto: "Giù le mani dalle mie canzoni". A Paragone si è poi aggiunto l'ex segretario Pd, Pier Luigi Bersani che giusto ieri alla festa nazionale dell'Unità a Ravenna ha citato un altro testo di Blasco, 'Giocala'.

'C'è chi dice no, io su Rousseau dico no'

Paragone ieri ha utilizzato le note della canzone 'C'è chi dice no' di Vasco Rossi per annunciare che oggi sulla piattaforma Rousseau avrebbe votato no all'ipotesi di un governo Conte bis sostenuto da Pd e Cinque Stelle.

"Io su Rousseau dico no, io non mi muovo", ha detto il senatore in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook utilizzando il testo della canzone. Mentre Paragaone parla, si sente in sottofondo scorrere il brano. Il giornalista, ex direttore del quotidiano La Padania, ha poi citato l'ultimo libro del collega Federico Rampini che critica la sinistra, diventata elite, per manifestare il suo dissenso a un accordo tra Movimento Cinque Stelle e Pd, partito che definisce 'ipocrita'.

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Vasco, 'C'è chi dice no lo dico io'

A sorpresa, però, proprio ieri è intervenuto il cantautore di Zocca attraverso un post su Instagram. "C'è chi dice no lo dico io", è l'attacco arrabbiato del breve testo di Vasco che condanna la strumentalizzazione della musica da parte della Politica. "Che imparino ad usare parole originali loro", il monito del rocker.

Rossi ha poi precisato che lui non autorizza nessuno ad usare i suoi testi per campagne politiche e di opinione e che quando gli è possibile, impedisce a chicchessia di farlo.

Infine, ha scritto che lui non è d'accordo con chi utilizzi la sua musica per chiarire le proprie idee confuse. Paragone sulla sua pagina Facebook gli ha risposto a distanza: "So che Vasco si è arrabbiato per la citazione. Ma come direbbe il Postino a Neruda, la poesia non è di chi la scrive", in riferimento al film di Massimo Troisi. Citazione che aprirebbe un capitolo a sé sul tema dei diritti d'autore e della proprietà intellettuale di un'opera.

Artisti contro politici

Quando l'ex vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ospite al Costanzo Show nel 2018, dopo aver dichiarato la sua passione per Blasco, cantò 'Albachiara', si era diffusa la notizia di una reazione sdegnata di Vasco Rossi ma era una fake news. In generale, però, non è la prima volta che artisti polemizzino con esponenti politici contestando l'uso improprio di loro opere.

Così ad esempio il compositore e pianista Ludovico Einaudi, ha diffidato nel 2015 il M5S dall'usare un suo brano 'Divenire' in uno spot contro l'Euro.

Nel 2016, poi, il paroliere Guido Maria Ferilli ha diffidato ancora i Cinque Stelle dall’usare la sua canzone “Un amore così grande', specificando di non avere nulla contro i grillini, ma di non volere che la sua canzone venga associata a movimenti politici perché deve essere di tutti. Ben volentieri, invece, Ferilli ha affidato la canzone ai Negroamaro che l'hanno trasformata nell’inno della Nazionale "perché il calcio è nel cuore di tutti gli italiani, è qualcosa che ci unisce, mentre la politica ci divide in base al partito che votiamo".

Nel 2018, il caso della famiglia Gaetano. Anna Gaetano e suo figlio Alessandro, sorella e nipote di Rino, il cantautore calabrese scomparso nel 1981, hanno contestato la Lega per avere inserito il famoso brano 'Ma il cielo è sempre più blu' nella selezione musicale in occasione di una manifestazione che si era svolta qualche giorno prima a piazza del Popolo, a Roma. Il nipote Alessandro ha precisato che le canzoni e l'immagine di Rino sono state usate negli anni da diversi schieramenti e la famiglia è stufa che si continui a farlo. L'attrito tra artisti e politica riguarda anche il presidente Usa, Donald Trump, e celebrità statunitensi quali Pharrell Williams, Rihanna, Steven Tyler e i Rolling Stones, o gli eredi di Prince. Tutti contestano la politicizzazione della musica, specie per fare propaganda elettorale.

Bersani, 'Vai e fottitene dell'orgoglio'

Non si era ancora smorzata la polemica che ha contrapposto Vasco Rossi a un politico che Pier Luigi Bersani, parlamentare di Leu, dalla feste dell'Unità di Ravenna ha subito citato a sua volta un'altra sua canzone in riferiminto al possibile accordo tra grillini e piddini.

"Non sto dicendo che questo accordo è senza problemi, ma il problema più grosso è se non ci si mette la necessaria convinzione". Per Bersani che tentò già un avvicinamento con i Cinque Stelle nel corso di uno streaming indimenticabile, è ora di mettere la parte l'orgoglio per arginare la destra di Matteo Salvini. Su questa nuova citazione, Vasco Rossi non si è ancora espresso.

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