In attesa del voto online sulla piattaforma Rousseau degli iscritti al M5S sulla possibile intesa di governo con il Pd di Nicola Zingaretti, si moltiplicano le prese di posizione in senso favorevole o contrario ad un esecutivo giallorosso guidato da Giuseppe Conte. Tra i pentastellati, in realtà, sono in pochissimi ad aver reso pubblica la loro scelta di votare no. È il caso del senatore di simpatie leghiste Gianluigi Paragone, oppure quello del consigliere regionale del Lazio Davide Barillari.

Il battitore libero Alessandro Di Battista, sollecitato dai giornalisti, si è invece rifiutato di rispondere, rimandando qualsiasi commento al post Rousseau. Anche fuori dal Movimento, però, le acque si muovono. La presa di posizione più autorevole su questo tema scottante è sicuramente quella del giornalista Marco Travaglio. Il direttore del Fatto Quotidiano, dopo aver premesso di non aver mai posseduto alcuna tessera di partito, e di non dover quindi cimentarsi con il voto online, elenca 10 punti che lo spingerebbero a votare sì, visto che a suo modo di vedere il M5S è “nato come coscienza critica del centrosinistra.

Marco Travaglio non ha dubbi sul sì al Conte 2

Nel giorno della votazione online su Rousseau che deciderà il destino del governo giallorosso formato da M5S e Pd, Marco Travaglio pubblica un editoriale sul Fatto Quotidiano il cui titolo dice già tutto sull’opinione del noto giornalista in merito alla formazione di un esecutivo guidato da Giuseppe Conte: “Perché sì”. Come già accennato, Travaglio si sente in dovere di fare una premessa.

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M5S Pd

Lui di tessere di partito non ne ha mai possedute e, non essendo iscritto nemmeno al M5S, non ha il problema di esprimere la sua preferenza su Rousseau. Ma, se fosse stato un iscritto, non avrebbe avuto “dubbi sul sì al Conte 2”.

I 10 motivi che spingono Travaglio ad essere favorevole ad un governo M5S-Pd

Per motivare la sua scelta, Marco Travaglio non può fare a meno di elencare una serie di motivazioni che lo hanno spinto a dire sì al Conte 2.

La prima è che il M5S nacque nel 2007 come “coscienza critica del centrosinistra”. Grillo, infatti, bussò alla porta del Pd, non certo a quella di Berlusconi e del centrodestra. Secondo motivo: “Il programma del Conte 2 include le bandiere storiche del Movimento (no a inceneritori e trivelle, ambiente , salario minimo, revisione delle concessioni autostradali etc.). Terza motivazione: Conte merita di restare Premier.

Quarto motivo: se Salvini e Berlusconi vedono il governo giallorosso “come fumo negli occhi”, allora significa che deve essere fatto al più presto. Motivo numero cinque: “Se vincesse il no, i gruppi parlamentari pentastellati si spaccherebbero regalando la vittoria alle elezioni a Salvini. Sesta motivazione: le alternative al governo M5S-Pd (centrodestra, oppure M5S-Lega) “sono peggiori”. Settimo motivo: impossibile anche soltanto immaginare un governo monocolore M5S.

Motivo numero otto: lo “smarrito” Pd odierno è un “alleato meno insidioso” della Lega. Numero nove: i pentastellati hanno accumulato esperienza per non “farsi fregare” dagli alleati di turno. Decima e ultima motivazione di Travaglio: nessuno rivuole più Salvini al centro dell’attenzione mediatica e politica.

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