Quello di Massimo Pericolo è sicuramente uno dei nomi caldi del Rap italiano del 2019, sicuramente il più inaspettato dato che fino a dodici mesi fa il rapper di Brebbia era poco più che uno sconosciuto, che, stando a quanto da lui ribadito più volte, si manteneva lavando i piatti e facendo le consegne per un ristorante cinese.

Oggi invece l'autore di 'Scialla Semper' è un artista affermato, che vive della sua musica e ieri sera è stato addirittura uno degli ospiti, in diretta, della prima puntata de 'L'Assedio', il nuovo programma di Daria Bignardi, durante cui si è esibito ed è stato intervistato.

Massimo Pericolo intervistato in diretta durante la prima puntata di 'Assedio' di Daria Bignardi

Nel corso della chiacchierata Massimo Pericolo ha raccontato parte della sua storia, toccando svariati argomenti: dal carcere alla musica, dalla famiglia al rapporto con l'arte in genere, tornando poi ancora una volta sul tema della depressione, patologia da lui affrontata con l'ausilio degli psicofarmaci – ovviamente sotto prescrizione medica – a suo dire con ottimi risultati.

"Sono stato depresso, anche abbastanza a lungo – ha dichiarato l'autore di '7 miliardi' – in terapia farmacologica vera e propria ci sono stato quasi un anno.

Man mano che succedono cose belle nella vita di una persona (Massimo Pericolo si riferisce al suo recente successo nel mondo della musica, ndr) sicuramente la situazione migliora: le cose belle aiutano il cervello a cambiare il modo in cui funziona. Perché la depressione è il cervello che funziona male, questo tante persone non lo capiscono. [...] Ci ho messo tanto a decidere di farmi curare con gli psicofarmaci, perché su questo argomento c'è del vero e proprio terrorismo, tanto quanto ce n'è sulla droga.

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Mi sconsigliavano tutti di prenderli, mi dicevano tutti che ci sarei rimasto sotto. [...] Molti miei amici mi dicevano che se avessi iniziato a prendere psicofarmaci sarei stato ancora peggio, sarei diventato dipendente, parliamo di persone che magari si drogano dalla mattina alla sera. Allo stesso tempo vedo che ci sono tante persone che fanno terrorismo sulla droga. In entrambi i casi le persone parlano di qualcosa che non conoscono, e quando non si conosce qualcosa quella cosa fa paura. Io posso parlare positivamente degli psicofarmaci perché li ho usati, seguendo la cura che mi è stata data. Li ho usati bene, mi sono serviti".

'Il carcere non mi ha lasciato nulla'

Nel corso della chiacchierata Vane – pseudonimo che deriva dal suo vero nome Alessandro Vanetti – ha avuto anche modo di parlare della sua esperienza in carcere, raccontandola in termini duri, secondo molti toccanti, almeno a giudicare dalle prime reazioni.

"Sono stato in carcere quattro mesi, poi il resto l'ho fatto ai domiciliari – ha dichiarato il rapper – in totale un anno e sette mesi. È un'esperienza che non mi ha lasciato nulla, lo dico anche in una canzone: dopo il carcere cosa ho?

Al massimo un paio di anni in più, nient'altro".

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