In questi giorni i docenti della #Scuola stanno vedendo accreditarsi sul proprio conto i 500 euro del bonus formazione della Buona scuola di Renzi. Ma l’incertezza su come spenderlo frena i beneficiari dal correre agli acquisti: troppo generiche appaiono, infatti, le informazioni contenute nel decreto dello scorso 23 settembre sulle spese ammissibili e sulla rendicontazione per rischiare di andare incontro a sanzioni.  

Consigli per gli acquisti con il bonus docenti: la bussola è l’aggiornamento professionale

In ogni modo, il principio cardine delle spese permesse è rappresentato dal fatto che i docenti dovranno aggiornare la propria preparazione professionale: gli acquisti, dunque, dovranno essere orientati a questo obiettivo.

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Il quotidiano Italia Oggi spiega, con qualche esempio, come non uscire “fuori traccia” dal personale aggiornamento professionale: abbonarsi alla stagione concertistica è per l’insegnante di musica pienamente in linea con il proprio curriculum, ma lo stesso non può dirsi per il docente di matematica appassionato di musica.

Comprare un codice civile di ultima edizione rientra pienamente nella ragionevolezza degli acquisti di un docente di diritto o di lettere (per via dell’educazione civica), ma la stessa cosa non può dirsi se lo stesso codice dovesse acquistarlo un insegnante di matematica.

Bonus scuola, il problema dell’acquisto dei software e hardware

Pertanto, una delle spese ammissibili che però ha destato più di un dubbio, l’acquisto di software, dovrà essere collegata alla materia insegnata.

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Resta il fatto che, data la natura estremamente sintetica dell’elenco delle spese ammissibili fatta dall’articolo 4 del decreto del 23 settembre, la possibilità di fare acquisti difformi, anche in buona fede, è parecchio alta.

Per quanto riguarda l’hardware, poi, si naviga a luci spente: una recente inchiesta de La Stampa tra i siti internet più influenti sull’argomento, arriva alla conclusione che con i 500 euro si potrebbe comprare un tablet, ma non lo smartphone. In tal caso, l’acquisto della tavoletta potrebbe essere giustificata, ad esempio, con la necessità di aggiornare in rete il registro elettronico. E qui le motivazioni non mancherebbero affatto: la non distribuzione della scuola del tablet, le poche postazioni pc sempre occupate e così via.

La discrezionalità lasciata ai docenti dal decreto del 23 settembre può essere un boomerang: se è vero, infatti, che un docente di materie umanistiche ha meno “collegamenti” di un docente di materie tecniche nell’acquisto di un tablet, è altrettanto vero il contrario. E cioè che il primo possa dimostrare, in sede di rendicontazione, che il tablet sia indispensabile per la didattica. #Matteo Renzi #Miur