Ancora malumori all'interno del #Pd: la minoranza del partito minaccia nuovamente di mandare sotto il governo sulla riforma del #Senato. Ci sarebbe infatti la possibilità di un'alleanza con i partiti di minoranza a Palazzo Madama per far passare l'emendamento che rende elettivo il nuovo Senato, ma Renzi sembra non dare molto credito alle minacce che provengono dal suo stesso partito.

Il pallottoliere

Pare proprio che questa volta i numeri ci potrebbero essere. Se infatti i senatori appartenenti alla minoranza del Pd si alleassero con Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega, Fittiani e praticamente con quasi tutti coloro che fanno parte della minoranza parlamentare, il governo potrebbe vedersi mettere sotto scacco.

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Per cercare di rendere il più difficoltoso possibile l'iter della riforma del Senato, la Lega ha presentato ben 500mila emendamenti: un numero spropositato, che appare come una sfida. La minoranza del Pd ha presentato il più discreto numero di 28 emendamenti al provvedimento, ma pare proprio che dentro le mura del morituro Senato tiri aria di battaglia.

Dal canto suo, Renzi non sembra essere particolarmente preoccupato dalle minacce di affossamento del suo governo: “La maggioranza non è mai mancata e mai mancherà” (ansa.it) dichiara durante l'ultima direzione del Pd prima della vacanze estive. Parole che rappresentano una chiara minaccia per la minoranza del suo partito: con o senza di loro, il premier è ancora intenzionato a far seguire al governo il cammino che è stato stabilito, asfaltando tutti coloro che si mettono in mezzo.

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Atteggiamento che d'altra parte, almeno per il momento, l'ha sempre portato a vincere ogni battaglia parlamentare. Anche se, prima o poi, la resa dei conti con le correnti interne del Pd dovrà arrivare ed avrà inevitabili ripercussioni sul governo.

Il casus belli

L'asse che potrebbe mettere d'accordo così tanti senatori appartenenti a gruppi così distanti tra loro si raggrupperebbe intorno alla proposta di rendere elettivo il nuovo Senato, contro l'intenzione del governo di renderlo un ente di secondo livello, non votato quindi direttamente dai cittadini. Renzi e il governo non ne voglio nemmeno sentir parlare, più che per un punto di principio perchè una modifica di tal genere significherebbe ripartire da capo con l'iter parlamentare della riforma costituzionale. La maggioranza di governo si dice disponibile a discutere sull'inserimento di un listino che riguarda l'elezione dei senatori nel contesto delle elezioni regionali: più di questo non è disposta a concedere. Questa volta le minacce della minoranza del Pd saranno seguite dai fatti? Se dobbiamo basarci su come si è comportata in passato, sarebbe logico prevedere che anche questa volta i senatori di minoranza abbasseranno la testa davanti alla disciplina di partito.

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Renzi, d'altra parte, è così sicuro di sé e dei voti che lo sostengono in parlamento solo perchè fa affidamento sul suo potere di tenere a bada i ranghi del suo partito o perchè sa di avere pronte delle soluzioni alternative, come per esempio i voti del neonato gruppo parlamentare che fa capo a Denis Verdini? Vedremo quale sarà il destino della riforma del Senato, ciò che è certo è che il principale partito di maggioranza, il Pd, sembra avere ogni giorno una nuova difficoltà. #Matteo Renzi